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Google dichiara guerra alla contraffazione

Google cambia le policy per i servizi AdWords e AdSense, offrendosi di collaborare per la lotta alla distribuzione online di merce contraffatta.

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La contraffazione non troverà più posto su Google. Il gruppo, allineando le proprie policy a quelle già adottate in altri ambiti, si appresta infatti ad iniziare con spirito collaborativo una nuova era nella quale il controllo di AdSense e AdWords sarà esteso anche ad altri stakeholder, rinunciando così a quella porzione di introiti che il mercato non intendeva più tollerare in quanto intrisi del peccato della contraffazione.

Internet rende enormemente più semplice avviare una nuova attività imprenditoriale e raggiungere un pubblico eccezionalmente vasto. Purtroppo, però, c’è chi abusa dei servizi online per cercare di proporre prodotti contraffatti. Ovviamente non si tratta di un problema che colpisce solamente il mondo online, ma con il crescere di Internet sono aumentati di conseguenza anche i tentativi di pubblicizzare e vendere merce contraffatta tramite questo canale.

Con questo intervento Google intende mettersi dalla parte delle aziende, promettendo di tutelare i loro brand in cambio di una semplice collaborazione nell’identificazione degli annunci e delle attività truffaldine. Il gruppo spiega di aver già chiuso, solo nell’ultimo semestre del 2010, ben 50 mila account AdWords che hanno veicolato merce contraffatta. «Non esiste tuttavia una soluzione unica e ottimale», spiega il responsabile Kent Walker»: «piuttosto, è un po’ come il gatto che rincorre il topo ed è per questo che continuiamo a lavorare per migliorare ogni giorno le nostre procedure e gli strumenti pensati per tenere a distanza i disonesti».

Il funzionamento è, almeno nelle sue linee basilari, estremamente lineare: l’azienda segnala a Google la scoperta di un eventuale abuso, Google compie una serie di verifiche incrociate e, se risulta comprovata l’effettiva irregolarità, l’account viene chiuso. Al responsabile dell’account viene notificata la chiusura dello stesso con tanto di motivazioni, così che si possa entrare in dialogo ed offrire possibilità di replica, ma la chiusura coatta pone immediatamente fine all’abuso identificato. I dettagli meriteranno però ulteriore approfondimento, perché lo strumento si presta a molteplici interpretazioni aprendo il fianco a falsi positivi tali da rovinare il mercato ad aziende operanti in pieno ossequio delle regole. L’intero processo è peraltro pensato per giungere ad una soluzione in tempi estremamente rapidi, aggirando il passaggio legale e giungendo direttamente alle dirette conseguenze: l’assenza di troppe garanzie per gli inserzionisti apre il fianco a possibili casi dubbi (che potranno comunque essere valutati singolarmente), ma al tempo stesso consente invece di tagliar via dalle pagine del motore e dei siti affiliati buona parte della pubblicità truffaldina oggi presente. Google spiega di esser già riuscito ad identificare con mezzi propri il 95% circa degli annunci irregolari facendo semplicemente uso delle informazioni disponibili (ad esempio la corrispondenza del punto vendita con l’indirizzo fornito al cliente e molti altri segnali di questo tipo).

L’intervento

L’intervento Google sulla materia può essere analizzato in tre punti principali:

  • AdWords
    Le aziende potranno segnalare eventuali annunci riscontrati su Google nel quale viene promossa merce contraffatta. Le aziende possono infatti disporre dei dati necessari per identificare facilmente eventuali canali distributivi non autorizzati e Google promette, previa verifica, di intervenire in tempi rapidi per la chiusura degli account pirata. «Già nel 2009 avevamo annunciato un nuovo modulo per semplificare e velocizzare la notifica di un abuso da parte dei legittimi proprietari dei brand. Ora ridurremo a un massimo di 24 ore il nostro tempo medio di risposta ai reclami, posto ovviamente che lo strumento venga utilizzato in modo responsabile».
  • AdSense
    La collaborazione con le aziende consentirà a Google anche di intervenire nei casi in cui vi siano siti che agiscono al fine di trarre lucro tramite AdSense sulla base di siti nei quali sono contenuti materiali o rivendite relative a merce contraffatta. La chiusura degli account AdSense è dunque parte integrante del piano di intervento: «Abbiamo sempre proibito ai nostri partner AdSense di ospitare gli annunci di Google su siti che vendano merci contraffatte o includano link a siti di questo tipo. Lavoreremo ancora più a stretto contatto con i proprietari dei brand per identificare chi viola le norme e, laddove necessario, li espelleremo dal programma AdSense.
  • Help Center
    Google apre una linea diretta con aziende ed utenti: l’Help Center sarà promosso chiaramente sul sito così che i marchi che vedono leso il proprio brand possano segnalare a Google quanto scoperto per chiedere così un intervento diretto: «In questo modo, vogliamo rendere ancora più semplice per utenti e
    titolari dei brand trovare i moduli e le informazioni per segnalarci gli abusi».

Le conseguenze

La novità interessa anzitutto i grandi marchi, quei gruppi che nella contraffazione rischiano di veder svilito il valore del proprio brand. Per questi ultimi trattasi di un compromesso firmato con Google, una reciproca collaborazione con cui si mettono da parte le armi e si inizia a cercare un modo per giungere ad un doppio vantaggio nella lotta ai pirati del mondo della moda, dei farmaci, degli accessori e molto altro ancora. Immediato, ad esempio, il plauso di un brand come Ferragamo: «Apprezziamo gli sforzi di Google nell’intervenire su questo problema. Crediamo che sia noi che i nostri clienti potremo beneficiare della cosa, così come l’intera industria della moda».

La lotta tra Google e Louis Vuitton sui trademark è altra questione, mentre la collaborazione odierna sembra essere più che altro figlia delle sfide legali che hanno visto eBay al centro della critica per la distribuzione delle responsabilità nel caso in cui la merce distribuita sia contraffatta (e pertanto lesiva nei confronti tanto dell’azienda, quanto del consumatore finale convinto di trovarsi di fronte ad un buon affare). Google crede che la collaborazione di utenti ed aziende consentirà di annichilire buona parte del fenomeno, limando in buona parte la contraffazione e migliorando nel tempo algoritmi e modalità di intervento.

Nessun sistema è perfetto, ma i feedback dei titolari dei brand ci hanno aiutato a migliorare nel tempo. A mano a mano riceve informazioni sugli annunci che non ha riconosciuto in precedenza, infatti, il nostro sistema diventa sempre più efficace nel neutralizzare i modi sempre nuovi impiegati dai truffatori per nascondere le loro azioni.

Google spiega di voler portare avanti la propria collaborazione con i grandi marchi anche a tutela degli utenti stessi, i quali potrebbero essere tratti in inganno da annunci che si considerano leciti e che portano invece verso mercati irregolari e merci contraffatte su distribuzioni truffaldine.

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