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Il tribunale americano stoppa Google Libri

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L’accordo raggiunto qualche tempo fa tra Google e gli editori americani non è giusto e pertanto è da annullare. È proprio questo, in estrema sintesi, quanto deciso dal giudice Denny Chin, il quale era stato chiamato a fare chiarezza sugli aspetti dell’accordo che sembrava poter essere decisivo per il futuro di Google Libri.

La vicenda partiva dalla volontà di Google di acquisire e scannerizzare diverse opere da poter poi inserire nel suo servizio Google Libri, opere tra cui si trovavano diversi tesi i cui autori erano praticamente impossibili tra rintracciare, impedendo così ogni trattativa relativamente alla cessione dei diritti di pubblicazione dei contenuti tramite digitalizzazione.

Il gruppo di Mountain View aveva così proposto un accordo, non senza polemiche e dopo diverse scaramucce legali, in base a cui il progetto sarebbe proseguito in sinergia con gli editori, dando loro diversi vantaggi fino a veder digitalizzate opere ormai da anni fuori pubblicazione e, per certi versi, introvabili sul mercato.

Di ciò avrebbe beneficiato ovviamente la cultura e, di riflesso, tutti gli utenti del Web, ma avrebbe tratto enormi vantaggi anche Google, forse più del lecito, almeno stando a sentire quanto deciso dal tribunale americano che ha lavorato al caso.

Infatti, in base all’accordo, Google sarebbe entrata in possesso dei diritti che le avrebbero consentito di sfruttare tutti i libri i cui titolari dei diritti sono introvabili, portando sotto il suo controllo esclusivo una buona fetta di cultura, che sarebbe stata così sottratta ad altri soggetti eventualmente interessati ad entrare nel settore.

Come lo stesso giudice ha osservato, l’azione di Google sarebbe stata di forte impulso per il sapere, ma avrebbe comportando una certa distorsione della concorrenza che ha fatto propendere quindi per la decisione di dar ragione a quanti si erano schierati contro l’accordo presentando una class action.

Google ha al momento dichiarato che si riserva di prendersi del tempo per valutare cosa fare, esprimendo però disappunto per una decisione del tribunale che penalizzerebbe, a suo modo di intendere, la cultura.

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