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Pagina anti-semita, Facebook denunciata

Una pagina su Facebook invita all'organizzazione di una Terza Intifada Palestinese. La rimozione tarda ad arrivare e un gruppo legale apre la denuncia.

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Facebook, insieme al suo fondatore Mark Zuckerberg, è stato denunciato dal gruppo legale Freedom Watch per aver tardato le operazioni nella rimozione di una pagina anti-semita che richiamava tutti coloro che volessero partecipare alla “Terza Intifada Palestinese“. La denuncia chiede per il network una sanzione pari a 1 miliardo di dollari: una richiesta di tale caratura è sicuramente poco motivabile, ma proporzionale comunque alla forte tensione che talune sensibilità respirano in una situazione come quella creatasi.


Intifada” è un termine arabo che significa “rivolta” con il quale sono state identificate negli ultimi anni le rivolte arabe contro la presenza israeliana in Palestina. La pagina, adesso rimossa su Facebook ma che ha già un clone con oltre 3.200 fan (quella precedente ne contava addirittura 340.000), mirava dunque all’organizzazione di una terza Intifada dopo quelle del 1987 e del 2000 che hanno causato complessivamente quasi 10.000 vittime, tra soldati e civili.

Il social network sarebbe dunque considerato colpevole e direttamente responsabile di un movimento anti-semita per aver, secondo l’accusa mossa da Larry Klayman, fondatore del gruppo, volutamente ritardato nella censura della pagina. A tal proposito si afferma nello specifico:

Non metto in dubbio che Facebook abbia contribuito a realizzare opere di bene, ma in questo caso è stato utilizzato per promuovere il male e scopi nefandi. Gli imputati Zuckerberg e Facebook, nella loro azione insensibile e ingorda, hanno volontariamente mantenuto la pagina attiva per diversi giorni causando ingenti danni, per cui devono essere ritenuti responsabili in modo da evitare che cose del genere non si ripetano più.

Naturalmente non è mancata a stretto giro di posta la piccata risposta di Facebook tramite una nota stampa ufficiale:

La pagina “La Terza Intifada Palestinese” era stata inizialmente promossa come una protesta pacifica, anche se il termine è stato associato ad atti di violenza in passato. Inoltre, gli amministratori avevano rimosso tutti i commenti che incitassero ad atti brutali. Tuttavia, quando la pagina ha cominciato ad avere una certa notorietà, i commenti negativi sono dilagati impossibilitando gli amministratori di applicare la dovuta moderazione. Dopo che gli stessi hanno ricevuto diversi avvertimenti sulle norme violate, abbiamo deciso di rimuovere la pagina.

Facebook aggiunge inoltre una postilla che va a dettagliare la politica che il gruppo intende seguire in casi di questo tipo: «Noi continuiamo a credere che le persone devono essere in grado di esprimere la loro opinione liberamente, e generalmente eliminiamo sempre qualsiasi contenuto contro idee, paesi, religioni o etnie».

Fonte: Examiner • Notizie su: