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Parla Sebastian Thrun: ecco perché l’auto si guiderà da sola

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Già tempo fa era stata diffusa la notizia che Google sta sperimentando un sofisticato sistema che, installato sulle automobili, sarà in grado di sostituirsi in tutto e per tutto al guidatore, conducendo a destinazione il veicolo in tutta sicurezza e senza il minimo stress da parte degli occupanti.

Il sistema, secondo le prime indiscrezioni, sembra funzionare abbastanza bene, tanto che le “Driveless Car” di Google potrebbero davvero essere a tutti gli effetti i prototipi delle auto del futuro, auto così “intelligenti” da non richiedere l’intervento umano per districarsi nel traffico.

A parlare di questo progetto e delle sue finalità è stato oggi Sebastian Thrun, docente tedesco di robotica all’Università di Stanford, nonché una delle menti dietro all’iniziativa di Google. Thrun ha dichiarato che lo scopo principale dell’auto che si guida da sola è quello di salvare vite umane, per la precisione 1 milione di vite ogni anno, tante sono infatti le vittime annuali della strada.

Persone che, secondo le statistiche, rimangono coinvolte in incidenti le cui cause sono da imputare ad errori umani nella maggior parte dei casi, ragion per cui, se si riuscisse ad azzerare questo fattore, si avrebbe una circolazione sicuramente più efficiente e sicura:

Posso fare qualcosa per tutte le persone che sono morte. Sapete che gli incidenti alla guida sono la prima causa di morte per i giovani? E sapete che la maggior parte di questi sono causati da errori umani e non da errori della macchina, ma anzi possono essere prevenuti dalle macchine? Vi rendete conto che potremmo cambiare la capacità delle autostrade di due o tre volte tanto, non dovendoci affidare alla precisione umana per stare in corsia, ma alla precisione robotica, che potrebbe anche farci guidare con le auto più vicine in corsie più strette, abbandonando definitivamente il traffico.

A spingere Thrun verso questo obiettivo è stato un fatto tragico, cioè la perdita del suo migliore amico in un incidente d’auto. Da allora ecco nascere in lui l’esigenza di far qualcosa per impedire che milioni di vite vengano spezzate per banali errori dovuti a imperizia o menefreghismo di chi guida.

Travasare la responsabilità di condurre un veicolo dall’uomo ad un robot (o un computer se preferite) non è certo cosa da poco, perché ci saranno da battere resistenze e diffidenza delle generazioni che per prime dovranno confrontarsi con questo passaggio, oltre che combattere le prese di posizione di quanti giudicano la guida un piacere prima che un’azione da compiere per necessità.

Per i fan del volante appare forse impossibile da accettare un futuro in cui viaggiare da soli su un’auto sarà come viaggiare da passeggero in treno o in aereo: comodo e rilassante, sì, ma non coinvolgente come la guida attiva, sentendosi padroni del mezzo e della propria libertà.

Comunque vada, allo stato attuale, le auto senza conducente di Google hanno percorso circa 140.000 miglia e tante altre ne faranno nei prossimi anni, perché in futuro, secondo Thrun, l’auto che si guiderà da sola sarà una cosa normale, tanto che le prossime generazioni non potranno far altro che sorridere quando ripenseranno a noi e alla nostra “abitudine” a guidare un’auto.

Fantascienza? Difficile dirlo, ma considerando l’evoluzione tecnologica degli ultimi anni, che ha reso possibile cose prima nemmeno immaginate, è meglio non escludere nessuno scenario.

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