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La mia impresa online

La mia impresa online: per molti, ma non per tutti

La mia impresa online prende il via tra le polemiche, ma ad oggi va interpretato come una grossa opportunità senza controindicazioni.

La scorsa settimana un team di grandi marchi ha lanciato una proposta di grande appetibilità apparente per le piccole e medie imprese italiane. Trattasi di “La mia impresa online“, un servizio co-firmato da Google, Pagine Gialle, Register.it e Poste Italiane. Prima ancora che il servizio fosse pubblico, però, AssoProvider ha scagliato contro il progetto toni estremamente duri, ricordando quanto fallimentare fosse stata una iniziativa simile nel Regno Unito e quanto fosse pericoloso il tutto per il mondo delle web agency sul territorio.

Mentre in queste ore l’iniziativa è promossa sulle maggiori radio nazionali, occorre analizzare il progetto per capire fino a che punto possa essere positivo o negativo, fino a che punto possa essere conveniente e soprattutto fino a che punto possa giovare alle piccole e medie imprese italiane.

Per comprendere appieno “La mia impresa online” occorre guardare all’essenza del progetto: un servizio estremamente semplice che, con la promessa del “gratis”, potrebbe rendersi appetibile per un alto numero di aziende in tutta Italia. Se è vero che sono ben 4 milioni le microaziende sul nostro territorio, al tempo stesso gran parte di queste ultime ignora del tutto la Rete e le sue opportunità, negandosi una vetrina importante e negando alla vetrina stessa la ricchezza determinata dalla propria presenza.

Il vantaggio di Google

Perché diciamolo: Google ha enorme interesse nel vedere i propri database arricchiti di aziende, dati e offerte. Ne ha enorme vantaggio dal punto di vista della ricerca online, ne ha enorme vantaggio per l’arricchimento delle proprie mappe, ne ha enorme vantaggio per i propri servizi mobile, ne ha enorme vantaggio in termini di advertising. Ne ha vantaggi sotto ogni punto di vista ed in prospettiva potranno essere ancora più estesi: una volta contattate le aziende, infatti, si potrà proporre a queste ultime la bontà di Google Apps e delle offerte “cloud”. Ad oggi tale possibilità è chiaramente ascrivibile a quelle evoluzioni che “La mia impresa online” avrà in futuro con il rilascio di nuove versioni e nuove evoluzioni.

Ciò non può, e non deve, essere però un argomento utilizzabile per valutare la bontà o meno della proposta alle aziende perché, se è chiaro che Google agisca nel proprio interesse, è altresì vero che un progetto può avere successo nel lungo periodo solo e soltanto se elargisce vantaggi su entrambi i fronti. La stessa Google, insomma, non può che avere interesse nella buona riuscita del progetto dal punto di vista dei risultati raccolti dai destinatari dell’offerta.

Le aziende

Il target a cui “La mia impresa online” è rivolto può essere suddiviso in tre parti: le aziende che parteciperanno, le aziende che non parteciperanno poiché non interessate e le aziende che non parteciperanno poiché del tutto ignare dell’esistenza dell’offerta.

Il primo gruppo è una opportunità per il paese, perché significa dotare l’azienda di un megafono con cui farsi conoscere ed apprezzare. Non è detto che il progetto possa sortire risultati concreti, ma al tempo stesso la non partecipazione sarebbe esclusivamente un passo ulteriore verso una posizione sempre più defilata rispetto al mercato. Il secondo gruppo è costituito da coloro i quali si accontentano: se è sufficiente il mercato locale e l’andirivieni quotidiano, la Rete è vista come un onere ed un fastidio a cui poter fare a meno. Il terzo gruppo è costituito da aziende che ignorano la Rete non tanto per mancanza di fondi o tempo, quanto più per l’analfabetismo informatico di coloro i quali le guidano: non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire, del resto.

Le web agency

Una vera web agency non è quella che offre all’azienda un vuoto volantino digitale da portare online, ma quella che sa prendere per mano l’azienda per portarla verso un nuovo modo di pensare il proprio business. Essere online non è sufficiente: l’email non è soltanto un mezzo per ricevere, l’e-commerce non è soltanto un motto di speranza ed un sito web non è soltanto un biglietto da visita. Una vera web agency sa curare un progetto complesso e sa scegliersi i clienti. Una vera web agency non può e non deve essere preoccupata per “La mia impresa online” perché i target di riferimento sono giocoforza differenti.

Il progetto Google, se saprà proporsi in modo sufficientemente capillare, potrà forse danneggiare chi considera in modo parassita la rete, elargendo siti a basso costo e di nulla utilità rispetto a cui “La mia impresa online” può vantare maggior organicità di offerta. Ma sarà questo un vantaggio per tutti, perché nella peggiore delle ipotesi affosserà un mercato che fino ad oggi ha alienato milioni di aziende dal Web e che ora non potrà vantare diritto alcuno di precedenza rispetto a qualsivoglia servizio che sappia ricavare risultati migliori. Gratis, per giunta.

Diavolo di un gratis

Il “gratis” è da sempre un’arma ambivalente. Lo è perché è capace di enormi risultati immediati, o è perché identifica lo specchietto per le allodole in grado di fungere da richiamo. Lo è, però, anche perché svoltato l’angolo lascia emergere tutto quel che si nascondeva dietro l’entusiasmo iniziale: quante saranno le aziende che, dopo un anno di test, saranno disposte ad una spesa pari a 229 euro annui per un sito, qualche casella email ed un po’ di promozione su Google?

Il progetto “La mia impresa online” andrà pesato tra un anno circa, quando si capirà se dodici mesi di vita online saranno stati sufficienti a stuzzicare e formare le PMI che per la prima volta hanno tentato la via del www. Ogni azienda che avrà sottoscritto un abbonamento sarà un successo per tutti: per l’azienda stessa, perché avrà trovato una nuova dimensione; per i promotori, perché avranno un cliente in più; per il paese, perché una nuova briciola di produttività si aggiungerà al PIL nazionale; per le web agency, perché una PMI che apre oggi un dominio è una PMI che in futuro avrà bisogno di consulenze e progetti maggiormente organici.

Oggi “La mia impresa online” è soltanto descrivibile come una grossa opportunità che, se le parti agiranno con correttezza (AssoProvider non è stato certo tenero nei confronti di Google), non può che elargire vantaggi. Ed il giudizio sarà scritto direttamente dalle PMI: mese per mese, bilancio per bilancio, prodotto per prodotto.

Se vuoi aggiornamenti su La mia impresa online: per molti, ma non per tutti inserisci la tua e-mail nel box qui sotto:

  • http://profiles.google.com/delfrate.daniele Daniele Del Frate

    Ho lavorato in delle web agency e molte di queste vivono spennando piccole e medie imprese, convincendole a farsi il sito più complesso e grande del dovuto, infilandoci il canale YouTube, il facebook, la galleria Flicrk ecc. ecc.

    Sono dell’idea che anche se siamo nel web 2.0, la panetteria sotto casa e quello che vende vernici aziendali possono ancora accontentarsi di un biglietto da visita virtuale che aumenti comunque esponenzialmente la loro reperibilità. Ben venga questa iniziativa.

  • http://www.htmb.com DanieleM

    concordo pienamente con l’articolo esposto, progetto che di per sè, come scritto anche in un commento precedente difficilmente metterà in crisi le web agency il quale offrono supporto e lavoro personalizzato e dedicato al cliente il quale, anche se con poca conoscenza di codice web, potrà comunque veder realizzarsi (nella maggior parte dei casi) le proprie idee. Cosa differente invece con “la mia impresa online” visto che sarà direttamente il commerciante a genstirne anche la parte tecnica.

    Purtroppo penso che questo tipo di progetto alla lunga non avrà grande riscontro. Secondo il mio punto di vista la maggior parte di chi vuol vendere online preferirà o spendere i propri soldi per avere sito e supporto da una web agency o passare completamente al “gratuito” orientandosi verso piattaforme come joomla + plugins (tanto per fare un esempio).

    Ovvero tutte quelle piattaforme che oltre ad essere gratis abbiano anche una grande comunità alle spalle capace di poter interagire per il risolversi dei problemi.

    Punto chiave sarà anche il supporto quindi. Sarà capace google ad affiancarsi a tutte le persone in cerca di aiuto nel corso del tempo?

    Perchè insomma, ho brutte esperienze con il team di supporto di google e su questo lato ho ben capito che è meglio far da solo o chiedere in giro nei vari forum che direttamente a loro.

    Secondo voi ne nascerà una community attiva intorno questo progetto capace di “rimpiazzare” l’eventuale esperienza di una web agency?

  • Webseven

    Un servizio Valido? Ma per favore non prendiamoci per i fondelli, sono tutte iniziative per arricchire e potenziare i vari google, pagine gialle ecc… 25 euro al mese sono tantissimi e cosa ti danno? Niente! Pensate ad esempio ad un titolare di una media impresa che vuole il sito per la sua ditta, spende quasi 300 euro all’anno e poi? Poi deve riuscire a farsi il sito, costruirsi tutte le pagine, inserire i contenuti, caricare il logo, cambiare i colori per adattarli al logo, fare opera di posizionamento, quindi keywords e tutto il resto, il tutto usando un CMS ( gestore di contenuti) che prima deve imparare ad usare…Poi se per caso dovesse avere problemi, chi lo segue? Per 300 euro l’anno una qualsiasi agenzia web ti mantiene un sito dinamico professionale fatto con CMS validi e posizionato come si deve, e in ogni momento loro ci sono se hai bisogno….state attenti….il gratis attira ma poi sono problemi.

  • Rolalba

    La mia impresa online…… una vera presa in giro

  • http://www.facebook.com/people/Valentina-Paonessa/100000478509972 Valentina Paonessa

    “perché una PMI che apre oggi un dominio è una PMI che in futuro avrà bisogno di consulenze e progetti maggiormente organici”

    Non so se sia proprio cosi..perche’ le piccole realta’ che hanno provato ad avvicinarsi alla rete, grazie ai venditori di Pagine Gialle, proprio perche’ non supportati da veri professionisti del web, sono rimasti delusi da internet e dai non risultati che invece si aspettavano di ottenere, e quindi una grossa fetta di mercato decide di non reinvestire, ne in Pagine Gialle ne nelle Web Agency. Senza contare che se si spacciano per siti internet ben riusciti quelli di Pagine Gialle, allora rischiamo di veicolare un’informazione anche sbagliata. E’ come se in Cina si cominciasse a vendere vino nei tank spacciandolo per un DOCG.
    Quello pero’ che preoccupa maggiormente e’ il valore che Google (partner) nell’operazione dara’ come visibilita’ a questi nuovi “siti”, dandogli un rilievo non meritato nei risultati dei motori di ricerca. Solo un servizio slegato da ogni interesse pecuniario puo’ rendere un servizio degno di questo nome. Not be evil,…non era questo lo slogan che animava i fondatori di Google?