QR code per la pagina originale

PlayStation Network: è stato un Anonymous?

Gli Anonymous negano ancora una volta il proprio coinvolgimento nell'attacco ai server Sony, ma potrebbe esserci una mela marcia.

,

Sebbene gli Anonymous difendano la propria posizione e tengano fermamente separato il proprio nome da ogni responsabilità relativa all’attacco ai server Sony, il gruppo di protesta al tempo stesso non se la sente di escludere completamente una ulteriore possibilità: un Anonymous indipendente potrebbe aver agito di propria iniziativa, senza seguire le linee guida del gruppo. E l’attacco al PlayStation Network potrebbe quindi essere stato firmato in modo strumentale, senza autorizzazione e senza che l’iniziativa fosse promossa dal team Anon.

Se non sono stati gli Anonymous, insomma, potrebbe comunque essere stato uno di loro. La segnalazione giunge direttamente dagli Anonymous con un messaggio audio pubblicato su YouTube e con il quale si va a puntualizzare la posizione del gruppo rispetto alle accuse provenienti da Sony: gli Anonymous non intendono sobbarcarsi responsabilità e, con questo comunicato, fanno comunque un passo avanti dimostrando di voler in qualche modo collaborare. Se non per aiutare Sony, c’è da immaginare, probabilmente per difendere quantomeno il nome e la buona fede.

Sony aveva dapprima negato che gli Anonymous potessero essere coinvolti nel caso (le loro motivazioni di principio facevano a pugni con il furto di dati personali e dati relativi alle carte di credito), in seguito il gruppo ha fatto marcia indietro nel momento in cui ha trovato un file denominato “Anonymous” sui server attaccati. Il team AnonOps prende ora le distanze da quanto accaduto ma, nel momento in cui non si nega la possibilità dell’eventuale coinvolgimento di un qualche membro interno, si ammette l’eventualità dell’esistenza di una mela marcia che entrambe le parti potrebbero a questo punto aver interesse ad identificare.

Se qualche Anonymous si è mosso di propria iniziativa, insomma, ogni responsabilità penderà sulla sua persona poiché il gruppo in sé respinge il furto delle carte di credito in quanto opera al di fuori dell’etica promossa. Ma a questo punto il cerchio potrebbe stringersi: mentre Sony indaga sui server attaccati, gli Anonymous debbono probabilmente guardare al proprio interno per identificare chi ha preso per la tangente. Per la prima volta Sony e gli Anonymous potrebbero insomma avere un interesse in comune.

Fonte: TheAnonPress • Via: ZDNet • Immagine: Mandiberg • Notizie su: