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Facebook, dietro le quinte del nuovo data center

Il lancio del data center di Prineville è stato preceduto da una serie di simulazioni, volte a verificare i benefici provenienti da un terzo hub.

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Aggiungere nuovi server ad un’infrastruttura quale quella alla base di Facebook non significa solo aumentare le potenzialità dell’intero network. Come evidenziato da Sanjeev Kumar, uno dei membri del team che cura i data center del social network, significa infatti dover riorganizzare l’intera architettura per lavorare con una nuova configurazione hardware, con tutti i problemi di sincronizzazione tra i server dislocati sul territorio statunitense. Per questo motivo gli ingegneri Facebook, prima di lanciare il nuovo data center di Prineville, hanno deciso di effettuare una simulazione sui server già esistenti.

La creazione del data center dell’Oregon è stata fortemente legata al progetto Open Compute, con il quale il social network di Palo Alto ha messo a disposizione di tutti le conoscenze acquisite durante la sua realizzazione. Piuttosto che affidarsi a società esterne per la costruzione dei locali e per la realizzazione dei cluster, gli ingegneri Facebook hanno preferito studiare a tavolino una soluzione “fatta in casa”, così da poter ottimizzare ogni singolo aspetto nella gestione hardware e software delle macchine utilizzate.

Prima di renderlo operativo è stato però necessario verificare che l’intera configurazione potesse essere adeguata alle necessità di un portale altamente trafficato quale Facebook, dando vita a quello che è stato battezzato Project Triforce. A tal fine sono stati utilizzati circa un centinaio di server appartenenti al data center in Virginia per simulare la presenza di un ulteriore componente all’interno del network, utilizzando un apposito tool chiamato Kobold per la configurazione automatica delle macchine, sviluppato sempre dagli ingegneri del social network.

I possibili problemi legati all’introduzione di una nuova sede ospitante server appartenenti alla rete Facebook sono infatti molti, principalmente legati ad aspetti software: database ed applicazioni sono infatti configurati per lavorare sulla base di due data center, e l’arrivo di un terzo significa di fatto maggiore necessità di sincronizzare ogni macchina per offrire agli utenti un servizio sempre efficiente. L’obiettivo di Project Triforce è stato dunque quello di far sì che i cambiamenti all’infrastruttura alla base del portale non avesse conseguenze nefaste sui server già presenti, permettendo la cooperazione delle macchine. Obiettivo che, a quanto pare, è stato raggiunto: il data center di Prineville è infatti già operativo e serve quotidianamente milioni di utenti nel mondo.

Fonte: Facebook • Notizie su: