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Apple Cloud

EMI ha firmato: si avvicina il cloud di iTunes

Anche EMI ha firmato ed a questo punto il servizio Apple di distribuzione musicale tramite cloud computing sta per diventare realtà.

La firma della Warner Music Group c’era già, quello della EMI Music è arrivato nella notte: Apple sta inserendo uno ad uno i tasselli di un mosaico complesso e di sicura ambizione, poiché il risultato finale sarà il primo vero music store cloud autorizzato dalle major.

Mancano le firme della Sony Music Group e quello della Universal Music Group, ma a questo punto è soltanto questione di tempo: Apple sta per concludere la maratona di contrattazioni che probabilmente già entro la Worldwide Developer Conferenze (in programma il 6 giugno) consentirà al gruppo di vantare l’accordo con tutte le major. A quel punto ogni dettaglio potrebbe già essere definito e potrebbe avvenire l’annuncio: la musica di iTunes assume dimensione cloud e potrà essere fruita con modalità ed opportunità nuove.

Il principio è quello del music locker che già altri gruppi hanno sperimentato, Amazon e Google in primis. La musica sarà conservata in remoto e sbloccata con nuove procedure, dando più spazio agli streaming e meno importanza allo storage locale. La differenza in questo caso è nel fatto che le major hanno con Apple un rapporto privilegiato grazie alla storia ed ai successi di iTunes ed oggi il music store di Cupertino è ancora una volta in prima fila nel raccogliere il placet delle major in questa corsa.

Amazon ha lanciato il servizio Cloud Drive basando il tutto sulle risorse cloud su cui investe già da tempo; Google ha introdotto Music Beta da pochi giorni, ma il progetto sembra ad oggi ancora in fase esplorativa. Apple si muove nell’ombra ormai dal 2009, da quando ha siglato l’acquisizione del gruppo Lala per far proprie le risorse necessarie alla concretizzazione dell’idea cloud applicata alla musica.

Ancora non è chiaro come funzionerà il servizio, né quali costi potrà avere per l’utente finale. Non è chiaro nemmeno quanto l’utente potrà gradire l’offerta e la nuova modalità di accesso ai contenuti. La cosa chiara è invece nel fatto che la dimensione cloud è un valore aggiunto che l’industria musicale non poteva non esplorare e che potrà abilitare al contempo un nuovo concetto di proprietà dei contenuti al di là del possesso fisico del file di riferimento.

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Fonte: CNet
Immagine: Apple Cloud

  • Daneel

    Sono più scettico che curioso, ho sperato sperato che il “cloud” fosse una boutade come altre centinaia di stupidate che si dicono sulla tecnologia ma ormai si sta traducendo in una condanna. Molto tempo fa internet serviva per informarsi e per “scaricare” perciò in realtà chi non “scaricava” rimaneva con connessioni molto lente che erano più che sufficienti. Poi flash ha dato il primo segnale richiedendo connessioni più veloci, in seguito youtube e simili hanno dato un forte scossone che sembrava concluso con l’arrivo dei sevizi di storage online e del digital delivery ma tutto rimaneva confinato all’interno del rete.
    Invece il cloud fa veramente paura, promette risparmi sull’hardware che invece verranno spostati e maggiorati ampiamente sugli abbonamenti internet portandoci alla totale e invalicabile dipendenza. Già adesso molti pagano l’adsl a casa e sul telefonino, altri ci aggiungono quella del tablet e questa notizia apre l’abbonamento anche sui lettori mp3 e chissà su quante altre cose che non ne hanno assolutamente bisogno. Ho capito che la Apple vuole spingere ad avere come unica centrale internet il suo iphone su cui tutti i dispositivi si collegheranno ma i concorrenti non resteranno a guardare impassibili e peggio ancora gli operatori telefonici la faranno da leoni con migliaia di paletti e ci ritroveremo a pagare abbonamenti per centinaia di euro al mese. Che tristezza.