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Referendum: la Rete protagonista ora esulta

Anche per i referendum il Web è stato protagonista e ora esulta con il suo stile: video, tormentoni e nuove tecniche di comunicazione.

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Anche stavolta, come accaduto con i ballottaggi, il popolo della Rete ha fatto massa critica. La campagna pro-referendum è stato un altro banco di prova per le nuove tecniche di comunicazione spontanee, dal basso. E i risultati strabilianti confermano la nuova fase 2.0 del dibattito politico.

Nel caso dei referendum, schiacciati da una data estiva e da una plateale ostilità di molte trasmissioni televisive, la Rete si è inventata stratagemmi differenti da quelli sarcastici delle amministrative. Questa volta si è puntato sull’incentivo alla partecipazione, facendo di ogni utente di social network un potenziale attivista.

In pochi giorni, manifesti cartacei, mail, volantini, sono diventati totalmente obsoleti, superati da banner embeddati sui blog, un uso come sempre molto virale di Twitter, lo status di Facebook come strumento di diffusione di buone pratiche (come e quando votare, dove) a compensare il vuoto di molti telegiornali. Un gigantesco incoraggiamento crowdsourcing.

Alcuni commentatori paragonano questo evento alla famosa campagna elettorale di Barack Obama, che ebbe la geniale intuizione di trasformare i giovani social-net user in propagandisti, abbattendo il budget e raggiungendo livelli di diffusione impensabili.

Così, abbiamo visto fotomontaggi, video parodie, ma anche inviti su pagine, iniziative che dal Web si sono trasferite nella realtà, come il taxiquorum. L’esplosione di felicità oggi diventa spunto per nuovi video cult, come quello che riprende una scena di “L’aereo più pazzo del mondo”, oppure il famoso “4, zitti, a casa” di Francesco Totti dopo un memorabile Roma-Juventus. Per non parlare delle immagini adattate per sostituire i profili e gli avatar, o il simpatico Uninstalling Silvio che campeggia in tante bacheche.

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La Rete però non esulta e basta, è sempre più consapevole del suo ruolo, conquistato al di là delle appartenenze politiche, ma che nel centrodestra comincia a preoccupare. Non è un caso, infatti, che siano dei blogger di destra a lanciare l’allarme: questa parte politica deve ancora capire la Rete ed è in ritardo.

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