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Copyright online, la rete contro la delibera dell’AGCOM

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Il 6 luglio l’AGCOM varerà ufficialmente la delibera sul Copyright che tanto ha fatto discutere nei mesi scorsi. Riassumendo, questa delibera, se approvata con questa forma, consentirà di bloccare o addirittura cancellare i siti internet sospettati di violare i diritti d’autore. Siti internet, bene specificarlo, di qualsiasi natura e dunque non solo quelli amatoriali o di parte, ma anche veri e propri siti ufficiali. In questi mesi c’è stato un grande lavoro di mediazione tra le parti per cercare di trovare una soluzione, ma ora l’AGCOM vuole chiudere velocemente la partita probabilmente spinto da pressioni politiche.

Dunque cosa c’è che esattamente non va in questa delibera, se approvata in questa forma? Che l’AGCOM diventerebbe una sorta di gendarme. Se per esempio un sito colpevole di una presunta violazione di copyright non dovesse rimuovere entro 48 ore dalla richiesta tutti i contenuti incriminati, l’AGCOM potrà procedere immediatamente con un rapido contraddittorio della durata di 5 giorni. Se anche in questo caso i contenuti non venissero rimossi, l’AGCOM potrà chiudere o bloccare immediatamente il sito.

Ovviamente il popolo della rete e le associazioni dei consumatori sono tutti contrari a questa delibera che vedono come una sorta di censura della libertà di espressione. Dalla parte dell’AGCOM si schierano invece per esempio l’America e FIMI-Confindustria che vedono questa delibera come una giusta mossa per colpire la pirateria online e difendere i materiali protetti da copyright…

Una situazione molto complicata che da oggi sino al 6 luglio potrebbe riservare nuovi colpi di scena.

Tuttavia se la delibera fosse davvero approvata così, dal 6 luglio cosa succederebbe in Italia? E’ difficile da prevedere esattamente, ma stando a molti analisti, sicuramente scatterebbero immediatamente migliaia di denunce creando un vero e proprio caos. Ma in questa caos, riuscirà l’AGCOM davvero a gestire una situazione simile o deciderà con approssimazione della sorte di migliaia di siti Web generando malcontenti e proteste? Lo sapremo forse dal 6 luglio.

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