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Web contro Agcom: è guerra

Il 6 luglio entrerà in vigore il regolamento contro la pubblicazione dei contenuti protetti. Il Web protesta per il metodo e Anonymous sta già attaccando il sito dell'agenzia.

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È guerra aperta della blogosfera contro l’Agcom (L’agenzia delle telecomunicazioni), il cui nuovo regolamento sta per entrare in vigore. Secondo molti, una iattura per il Web e la libertà di espressione.

Secondo le nuove norme che saranno attive dal 6 luglio, per protegge i dati coperti da copyright basterà che i legittimi proprietari segnalino all’autorità garante, la quale potrà cancellare i file scavalcando i giudici. Al massimo in sette giorni, moltissimi video e altri contenuti pubblicati dagli internauti potrebbero sparire senza alcun intervento di una terza parte.

Una possibilità che l’avvocato Fulvio Sarzana, esperto della materia e da sempre critico nei confronti di questo modello di legislazione che proviene dal lavoro del ministro Paolo Romani, definisce inquietante. Tanto che ha realizzato sitononraggiungibile per raccogliere il dibattito e organizzare la protesta.

In un articolo sull’Espresso, Luca Nicotra, segretario di Agorà Digitale, spiega che la preoccupazione non sta tanto nella protezione dei file, ma nell’iter, molto veloce che nasconde una potenziale censura politica.

“Siamo in un Paese in cui la denuncia per diffamazione è facile ed efficace, per mettere a tacere media. In un sistema politicizzato come il nostro, questo nuovo potere che Agcom potrebbe aggravare il fenomeno. Dalla denuncia per diffamazione all’oscuramento d’Autorità di un sito il passo è breve.”

In questo quadro a tinte fosche, non manca chi cerca di capire cosa si potrebbe fare per evitare il peggio, tecnicamente (cambiando i server) oppure legislativamente (ricorrendo al Tar). Ma c’è chi punta dritto contro l’autorithy, come Anonymous, che pochi giorni dopo aver colpito i siti legati a Silvio Berlusconi, oggi ha dichiarato il suo attacco contro agcom.it, in una nuova Operation Italy. E infatti il sito dell’agenzia non è al momento raggiungibile.

Per aggiornarsi sull’intera vicenda, l’hashag è #OpItaly.

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