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Tumori al cervello e cellulari, le prove del legame insufficienti

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Un gruppo di ricercatori di Regno Unito, Stati Uniti e Svezia ha pubblicato sul giornale Environmental Health Perspectives uno studio secondo il quale non è stata trovata una prova evidente del legame tra tumori al cervello e utilizzo dei cellulari.

La ricerca ha evidenziato che mancano i meccanismi biologici per i quali i segnali radio dei telefonini potrebbero innescare lo sviluppo di tumori al cervello.

I risultati ottenuti dunque sono in apparenza opposti a quanto dimostrato dall’International Agency for Research on Cancer (IARC) dell’OMS, in base ai quali l’uso dei cellulari dovrebbe essere classificato come potenzialmente cancerogeno per gli esseri umani. Sono più di 10 anni che si dibatte sulla loro pericolosità, ma finora non si è giunti a nessuna conclusione che metta d’accordo tutti.

Anthony Swerdlow dell’Institute of Cancer Research del Regno Unito ha dichiarato che le due posizioni non sono necessariamente in contraddizione:

Noi abbiamo cercato di spiegare chiaramente il legame tra tumori e cellulari. L’IARC invece cerca di classificare il rischio considerando categorie predeterminate.

L’IARC, in particolare, tra gli elementi potenzialmente cancerogeni inserisce piombo, sottaceti e caffè, ovvero prodotti molto differenti tra loro. Swerdlow e i suoi colleghi hanno analizzato i risultati in dettaglio, ma non hanno ottenuto una risposta chiara. Inoltre lo studio aveva diversi problemi metodologici, in quanto era basato su interviste a persone che dovevano ricordare la frequenza di utilizzo del cellulare nel corso di diversi anni.

In futuro la situazione potrebbe essere più chiara, ma per adesso, secondo il professore David Spiegelhalter dell’Università di Cambridge, da questo studio si evince che qualsiasi rischio sembra essere troppo piccolo per essere individuato. In pratica, la probabilità di ammalarsi di tumore è statisticamente insignificante per poter essere quantificata con esattezza e dunque sono necessari ulteriori ricerche.

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