QR code per la pagina originale

L’Agcom approva le nuove regole

Nonostante le proteste, l'Agcom ha approvato le nuove norme sull'inibizione dei contenuti online. Ma c'è qualche concessione.

,

Nonostante le proteste della Rete, l’Agcom è andata avanti per la sua strada e ha approvato le nuove norme sulla rimozione dei contenuti online.

La notizia è stata data per primo da Fulvio Sarzana, avvocato specializzato sulla questione e una delle teste pensanti del movimento contrario a questi dispositivi potenzialmente censori.

D’ora in avanti, l’autorità garante rivestirà un ruolo inedito e di grande potere nel cancellare dal Web i contenuti che violano i diritti d’autore. In realtà, non c’è ancora nulla di definitivo: nei prossimi canonici 60 giorni l’autorità riceverà le osservazioni delle parti interessate, per poi decidere in autunno.

Si tratta di un piccola vittoria del movimento della Notte della rete, come spiega lo stesso Sarzana su Facebook, invitando alla calma:

“Il provvedimento introduce sì meccanismi di rimozione selettiva per i siti italiani, il che ci fa molto arrabbiare, ma presenta anche alcune novità sulle inibizioni a siti esteri che devono essere tenute in considerazione. Nonostante si tratti probabilmente di un’alchimia normativa per coprire la reale volontà dell’AGCOM di avere uno strumento rapido ed efficace, il fatto che ci sia un ricorso alla magistratura può incidere positivamente almeno in parte.”

Sembra infatti esserci una distinzione tra siti italiani e siti esteri. Vediamo le differenze.

SITI ITALIANI: Il detentore del copyright segnala ad Agcom un contenuto che reputa illecito. AgCom avvia un contraddittorio di 15 giorni (nel testo originale erano soltanto due) al quale possono partecipare il sito e l’uploader del contenuto in questione. Se AgCom ritiene che il contenuto è illecito, “chiede” di rimuoverlo. In caso di rifiuto, la multa può arrivare a 250mila euro.

SITI STRANIERI: Agcom non potrà oscurare i siti stranieri. La norma approvata stamani permette solo, alla fine del contraddittorio (uguale in tutti i casi) di contattare il provider, e poi eventualmente di contattare la magistratura.

La norma non è liberticida, insomma, ma è molto più dura dello stato attuale delle cose, e sembra – come sottolinea Sarzana sul suo blog – richiamare il governo a dare nuovi strumenti per rendere più efficiente il sistema deterrente.

Per restare aggiornati, l’hashtag è #agcom.

Notizie su: