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Google+: la risposta di Google al blocco degli account

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Continuano le polemiche sui blocchi degli account di Google+. Soltanto nella giornata di ieri avevamo pubblicato un articolo sui grandi esclusi dal nuovo social network. Durante lo scorso fine settimana, Google aveva infatti proceduto all’eliminazione di un gran numero di profili, suscitando le ire degli utenti. Oggi giunge infine una risposta ufficiale dai vertici della grande G, che dovrebbe chiarire le politiche adottate dall’azienda.

Che il colosso di Mountain View sia contrario ai falsi profili è ormai abbastanza chiaro, si tratta infatti di una scelta quasi obbligata se si vuole combattere lo spam. L’azienda ha dunque proceduto a una scansione di tutti gli account, alla ricerca di utenti registrati con nomi non reali. Sebbene avesse avvertito più volte che ciò sarebbe successo, a quanto pare in molti ancora utilizzavano uno pseudonimo o un soprannome e si sono ritrovati il profilo bloccato.

A scatenare le ire non è stato però tanto il provvedimento, motivato da scelte più che legittime, ma la mancanza di chiarezza da parte della grande G. La lettera di richiamo era infatti priva di dettagli precisi che spiegassero le motivazioni del blocco dell’account.

Vic Gundotra, e successivamente Bradley Horowitz, hanno dunque provveduto a mettere le cose in chiaro. La società sta lavorando a un nuovo sistema di rilevazione delle violazioni da parte degli utenti e un messaggio di avvertimento dettagliato sarà inviato a ciascuno, con la possibilità di correggere il nome prima che l’account venga sospeso. In caso di spamming, invece, non si avrà alcun diritto di parola e la sospensione sarà immediata. Ricordiamo che il blocco è relativo solamente a Google+ e che si potrà continuare ad utilizzare tranquillamente gli altri servizi come Gmail, Google Docs e Calendar.

L’invito per non incorrere in spiacevoli inconvenienti è dunque quello di utilizzare il proprio nome reale e, nel caso delle aziende, attendere che la grande G prenda una decisione chiara sulla loro ammissibilità al progetto Google+.

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