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Pixazza diventa Luminate e si rinnova

Pixazza, il Google AdSense delle immagini, si trasforma in Luminate ed introduce alcune novità per publisher ed advertiser.

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Pixazza, etichettato da molti come il “Google AdSense delle immagini”, annuncia importanti cambiamenti in arrivo. Si parte dal nome, che diventa Luminate, e si arriva alle funzionalità, con una serie di innovazioni volte a realizzare una piattaforma per il tagging delle foto online con fini pubblicitari più ricca e completa rispetto a quella precedentemente disponibile.

Con oltre 4000 publisher e circa 150 milioni di visitatori unici, Pixazza è divenuto nel tempo un servizio piuttosto apprezzato. Tramite gli strumenti realizzati dalla start-up della Silicon Valley è possibile identificare prodotti presenti all’interno delle immagini pubblicate sul proprio sito web, trasformandoli in link verso portali per l’acquisto degli stessi. Il tutto, inserendo una semplice linea di codice fornita automaticamente a seguito della registrazione al servizio.

La nuova piattaforma porta con sé alcune funzionalità che permetteranno di migliorare ulteriormente l’utilizzo degli strumenti messi a disposizione degli utenti: tra queste figura una nuova icona che comparirà nell’angolo inferiore sinistro di ogni immagine, tramite la quale sarà possibile far comparire ulteriori icone per l’accesso a diverse applicazioni quali Facebook, Twitter o altri strumenti legati al mondo dello shopping. Una serie di pop-up permetterà l’accesso rapido a ciascuna delle applicazioni disponibili, le quali permetteranno a loro volta alle immagini di diventare interattive, trasformandole in veri e propri canali di informazione.

Con un occhio di riguardo al social giungono poi appositi tool per la condivisione delle immagini su Facebook e Twitter, così come una per reperire informazioni sui prodotti mostrati direttamente da Wikipedia. Nei piani futuri della società figura poi l’intenzione di aprire agli sviluppatori, così da permettere la creazione di nuove applicazioni da rendere disponibili ai publisher che aderiranno nel tempo al servizio.

Fonte: TechCrunch • Via: Forbes • Notizie su: