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NYP intervista il padre biologico di Steve Jobs

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Ai più il nome Abdulfattah John Jandali non dirà molto, ma si tratta del padre biologico di Steve Jobs, ex CEO Apple, che in un’intervista rilasciata sulle pagine del New York Post dopo l’abbandono della carica da parte del figlio, racconta del suo desiderio di poterlo incontrare. Nel corso della chiacchierata l’uomo parla degli eventi che lo portarono, 56 anni fa, a dare in adozione il piccolo, gesto di cui si dice fortemente pentito.

All’epoca l’uomo, di origini siriane, aveva una relazione con Joanne Simpson e gli fu impedito di sposare la madre biologica di Steve. Al momento della nascita, avvenuta a San Francisco il 24 febbraio 1955, la donna optò segretamente per l’adozione, in modo da non provocare problemi alla propria famiglia. Il matrimonio avvenne successivamente, solo dopo la scomparsa del padre di Joanne, a cui seguì la nascita di Mona, sorella biologica di Steve Jobs.

Se solo avessimo tenuto duro per alcuni mesi, avremmo potuto crescere Steve, ma purtroppo questo non è avvenuto.

Jandali, oggi alla soglia degli 80 anni, racconta di aver ignorato l’identità del figlio fino a poco tempo fa e, nonostante alcune email scambiate in occasioni di ricorrenze come i compleanni, i due non hanno mai avuto modo di incontrarsi di persona.

Potrebbe sembrare strano, ma nonostante tutto non mi sento ancora pronto per prendere il telefono e chiamarlo. Se Steve vorrà, dovrà essere lui a farlo, perché da parte mia sono ancora bloccato dal mio “orgoglio siriano” e non voglio pensi che sia interessato alla sua fortuna.

Vivo con la speranza di poterlo incontrare, anche se solo per un caffè insieme. Mi renderebbe un uomo felice.

Come riporta AppleInsider, nonostante alcuni tratti somatici che accomunano i due, Jandali si definisce del tutto inesperto per quanto riguarda il mondo della tecnologia, pur avendo acquistato di recente un Mac, un iPhone e un iPad.

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