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Quanto porno c’è in Rete?

Una ricerca pubblicata da Forbes mostra come il porno sia uno dei temi più caldi della Rete, ma cadono diversi miti sulle cifre del settore nel web.

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Con l’avvento del web il mondo della pornografia ha subito una vera e propria rivoluzione, grazie ai nuovi mezzi a disposizione per diffondere materiale osé in Rete, la quale si è rapidamente impregnata di contenuti a sfondo pornografico fino a raggiungere cifre piuttosto elevate: secondo le ultime analisi, nel 2010 erano oltre 42 mila i siti web riguardanti tale tema, ovvero circa il 4% del totale di domini attivi nel web.

Tale numero è senza ombra di dubbio cresciuto nel corso degli ultimi mesi, ma una stima precisa è del tutto impossibile, sia per l’elevatissima quantità di siti a sfondo sessuale, sia per la dinamica in continua evoluzione del settore: lo studio condotto da Ogi Ogas e Sai Gaddam risulta dunque basato sulle poche fonti certe a disposizione, ma permette tuttavia di ottenere una stima qualitativa del fenomeno. Una stima che, a quanto pare, offre la possibilità di sfatare un mito in piedi da diverso tempo, secondo cui circa la metà del web sia orientato alla pornografia.

Secondo Ogas e Gaddam ci sarebbe inoltre una forte tendenza da parte delle società che sviluppano software per la censura di siti web osé a gonfiare i numeri relativi alla quantità di portali bloccati, al solo fine di poter mostrare i muscoli nei confronti della concorrenza e proporre agli utenti un prodotto che sulla carta registra cifre piuttosto elevate. La realtà dei fatti sarebbe dunque ben diversa da quanto mostrato dalle software house operanti nel settore, come dimostra il 13% rispetto al totale ottenuto dalle ricerche a sfondo sessuale effettuate dagli internauti nel periodo dal luglio 2009 allo stesso mese del 2010.

Proprio i motori di ricerca rappresentano uno dei due fattori fondamentali nell’analisi condotta dai due studiosi: l’altro riguarda il volume di traffico generato dai portali appartenenti alla categoria, la cui percentuale non supera i 5 punti. Una stima precisa è tuttavia difficile da ottenere e nemmeno l’arrivo dei domini .XXX, la cui vendita è iniziata nelle scorse settimane, offrirà un quadro più chiaro: sono ben pochi i gestori di siti web pornografici a gradire tale estensione, motivo per cui il totale di domini registrati potrà fornire esclusivamente un numero minimo di portali dedicati al porno, ma non una cifra che rispecchi il vero andamento del settore online.

Un’indicazione interessante proviene dal portale a tema sessuale maggiormente cliccato nella Rete: trattasi di LiveJasmin, servizio che offre la possibilità di effettuare chiamate video a sfondo erotico a pagamento, le cui cifre risultano essere sensibilmente lontane dai principali siti web di streaming video. Dal punto di vista economico, invece, risulta impossibile stabilire con certezza il volume d’affari generato dalla pornografia nel web, essendo tali informazioni assolutamente riservate ed in alcuni casi occultate dalle società attive nel campo.

Fonte: Forbes • Notizie su: