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Google in politica insieme a Facebook

Google e Facebook dalla parte della destra repubblicana per le prossime elezioni presidenziali statunitensi

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Le elezioni presidenziali statunitensi avverranno tra poco più di un anno, ma già ora iniziano a muoversi le acque sul fronte organizzativo dei due partiti, democratici e repubblicani. Anche Facebook e Google intendono entrare apertamente in politica attraverso la creazione di un PAC (Political Action Committee), ovvero un comitato elettorale che potrà raccogliere finanziamenti per i candidati che sosterranno.

Sia il gruppo di Mountain View che quello di Palo Alto stanno guardando con interesse alla destra repubblicana. Se Facebook, con il proprio PAC, sta assumendo consulenti repubblicani a raffica, più forte pare l’attività politica di Google che ha ora al suo servizio ben diciotto studi professionali specializzati in attività lobbistiche. Ma non solo: sta organizzando negli Stati Uniti dibattiti per le elezioni primarie del fronte repubblicano e sta sostenendo anche la rete del GOP, oltre a collaborare con la rete Fox, conservatrice di proprietà Murdoch.

Già in passato Google aveva partecipato alla campagna elettorale di Barack Obama, con l’ex capo di allora Eric Schmidt, e il gruppo di Mountain View ha ricominciato a far sentire a propria voce anche in quest’ambito. Chi crede che Google sia solo un motore di ricerca online correlato ad altri, seppur importanti, servizi, si sbaglia di grosso: il gruppo sta finanziando parlamentari e candidati presidenziali repubblicani, nonché tutto l’arcipelago delle organizzazioni della loro area. Sponsorizza anche i dibattiti televisivi dei candidati repubblicani tramite Fox.

Google, così come Facebook, è ormai una vera e propria multinazionale, e pertanto è comprensibile un suo ingresso anche in politica, poiché farlo è un modo rilevante per farsi notare a Washington. E pensare che Google è stata sempre considerata di impronta democratica, anche per via dell’ostilità nei confronti di Microsoft, difesa dai repubblicani e che ha vissuto momenti non proprio felici sotto Clinton e Gore. Come per dire, quando lo schieramento pare ormai più che delineato, tutto curiosamente si stravolge.

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