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Chi semina banda larga raccoglie PIL

Raddoppiare la velocità di connessione significa aumentare il PIL dello 0.3%. Il che sarebbe un ottimo investimento, soprattutto in Italia.

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Investire in banda larga comporta un ritorno diretto ed immediato a livello di Prodotto Interno Lordo. Investire in banda larga, quindi, potrebbe essere un’ottima scelta per risollevare le sorti del paese, riavvicinare il pareggio di bilancio e mettere mano al deficit che grava sulle sorti dell’economia nazionale. Tali considerazioni, provenienti da una ricerca condotta da Ericsson, Arthur D. Little e dalla Chalmers University of Technology, andranno ora girate alla classe politica nostrana che, lungi dall’investire sulla banda larga, ha invece consolidato il digital divide del paese congelando i fondi previsti e procrastinando ancora una volta una situazione che vive nell’emergenza ormai da troppi anni.

Secondo quanto emerso dallo studio condotto in tre paesi dell’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico), Italia compresa, un raddoppio della velocità delle connessioni produrrebbe un aumento del PIL pari allo 0.3%: «L’incremento dello 0,3% nella crescita del PIL equivale a 126 miliardi USD, dato che corrisponde a oltre un settimo del tasso di crescita media annuale dell’OCSE nell’ultimo decennio». Non solo. Un raddoppio ulteriore porterebbe paritetico vantaggio, il che significa che ogni euro speso in banda larga è destinato a far rientrare il capitale con gli interessi: una banda larga quadruplicata porterebbe al paese, oltre ad una maggior cultura digitale ed a forti opportunità nel mercato del lavoro, anche ad un PIL aumentato dello 0.6% con forte vantaggio sotto ogni punto di vista.

I dati sembrano insomma descrivere la dimostrazione di un teorema ovvio: investire in banda larga significa scegliere di percorrere una delle migliori strade disponibili per uscire dalla stagnante situazione correlata alla crisi economica internazionale:

Questa crescita deriva dalla combinazione di effetti diretti, indiretti e indotti. Gli effetti diretti danno un impulso all’economia soprattutto nel breve termine, generando nuovi posti di lavoro per realizzare nuove infrastrutture in settori quali edilizia, telecomunicazioni ed elettronica, gli indiretti nel medio termine, migliorando l’efficienza nei vari ambiti socio-economici e nell’intero sistema produttivo.

L’effetto indotto invece consiste nell’introduzione di servizi di pubblica utilità più avanzati e di modelli di business e processi innovativi, che prevedono ad esempio il telelavoro e la telepresenza. È proprio questa la dimensione più sostenibile, che può rappresentare da sola un terzo della crescita del PIL sopra citata

Numeri alla mano, gli investimenti in banda larga rappresentano uno stimolo fondamentale ed irrinunciabile. In Italia, ove la situazione è particolarmente arretrata e dove il gap da coprire rispetto all’area europea è maggiore, i riscontri sugli investimenti potrebbero essere ancor più importanti.

Ma questo la classe politica degli ultimi decenni, senza distinzioni di partito, non sembra averlo ancora capito.

Fonte: Ericsson • Immagine: Ell Brown • Notizie su: