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Niente fondi statali per la banda larga, che futuro per le TLC italiane?

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Alla fine è purtroppo ufficiale, gli 800 milioni di euro di fondi destinati alla banda larga italiana non arriveranno. Il braccio di ferro tra il Ministro Tremonti e il Ministro Romani, alla fine ha visto trionfare il primo che ha dunque destinato questi fondi ad altre iniziative. Nello specifico il nuovo testo della legge di stabilità prevede che i 1600 milioni di euro di ricavi extra dell’asta per le frequenze della telefonia mobile vadano per il 50% al fondo per l’ammortamento dei titoli di Stato e per l’altro 50% a sicurezza e difesa e ambiente.

Una brutta notizia che tuttavia ci aspettavamo visti i pregressi dei giorni scorsi, questo nonostante i due Ministri si siano ampiamente confrontati in questi giorni, ma la decisione non è purtroppo cambiata di una virgola.

La scelta in tal senso è stata favorita dal sempre più apprezzato piano di Metroweb per la realizzazione delle reti in fibra ottica nelle grandi città. Un piano privato che ha già riscorso i plausi anche di Tremonti e della Cassa di depositi e Prestiti e che non ha bisogno degli 800 milioni di fondi. Soddisfazione non solo degli organismi pubblici, visto che anche Telecom Italia ha aderito al progetto di Metroweb mentre Fastweb sarebbe in procinto addirittura di rilevarne una quota.

Difficile a questo punto pensare che anche gli altri provider piano piano non si allineino a questa scelta.

Tuttavia lo scippo dei fondi non è piaciuto a molti che giudicano rischiosa la scelta del Governo di tagliare i fondi a un settore che dovrebbe essere invece supportato fortemente. Al tal proposito dall’Unione Europa arriva un monito: 30 Mbit di banda minima a tutti entro il 2020. Con l’attuale andazzo italiano ce la faremo a soddisfare questa richiesta? Visti i presupposti gli analisti dicono di no…

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