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Groupon sfida Google: depositate due denunce

Groupon ha denunciato due ex-dipendenti, accusati di aver offerto a Google informazioni riservate ottenute durante i mesi di lavoro presso la controparte.

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Google sta costruendo il proprio anti-Groupon in modo illegale? Questa è la tesi di Groupon, i cui legali hanno depositato due denunce contro altrettanti ex-dipendenti passati al soldo del nemico. In ballo vi sono fondamentali proprietà intellettuali, documentazioni strategiche, un mercato multimiliardario e probabilmente anche una piccola vendetta.

Perché se la vendetta è un piatto che va servito freddo, Google è arrivato con i tempi giusti: così come Groupon ha rifiutato i 6 miliardi provenienti da Mountain View per l’acquisizione del gruppo, così ora Groupon dovrà difendersi dagli attacchi di un Google fortemente focalizzato sull’impegno nel mercato dei coupon. Google Offers è quel che Google ha messo in piedi fino ad oggi, ma secondo la controparte le manovre sarebbero state irregolari: se acquisire dipendenti altrui è regola propria del libero mercato, al tempo stesso questi ultimi si sarebbero portati appresso informazioni riservate di forte impatto sulle strategie future.

Sarà un tribunale a dover stabilire la reale entità dei fatti. Groupon punta il dito contro Michael Nolan (per due anni nel gruppo) e Brian Hanna (assunto per pochi mesi): entrambi avrebbero favorito Google passando al team di Mountain View informazioni confidenziali ottenute durante il periodo di lavoro presso l’azienda di Chicago, comprensive di piani di marketing, clienti, utenti ed altro ancora. Quel che chiede l’accusa è che si possa bloccare questo tipo di azione, evitando quindi ulteriore emorragia di informazioni sensibili che possano mettere in posizione di ulteriore vantaggio Google Offer rispetto a quello che ad oggi si configura come il leader del mercato.

Groupon sta muovendo gli ultimi passi prima dell’approdo in borsa. La denuncia appare pertanto come un atto dovuto, a tutela del valore dell’azienda e come prova di forza per dimostrare agli azionisti le fiere intenzioni dell’azienda di crescere nonostante l’ostruzionismo di nomi quali Google o Amazon.

Fonte: Bloomberg • Notizie su: