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Israele, violato il database biometrico

Le informazioni personali di 9 milioni di cittadini israeliani sono state rubate dal database biometrico governativo. A rischio la privacy.

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La biometria è il futuro della sicurezza governativa. Tuttavia, il recente furto di informazioni personali relative a 9 milioni di cittadini israeliani potrebbe avere importanti ripercussioni sul sistema di raccolta dati biometrico e sulla sicurezza degli altri stati. Ogni volta che una persona varca un confine, i suoi dati biometrici (come impronte digitali e fotografie) vengono trattati all’interno di un enorme database. Il servizio impedisce furti d’identità e aiuta a scovare i criminali in libertà. Tutti i paesi del mondo oramai utilizzano un controllo d’identità simile, ma ora che il governo israeliano è stato attaccato, perdendo dati personali di quasi ogni singolo cittadino (compresi alcuni defunti), nascono molte preoccupazioni circa il futuro del sistema.

Le autorità del paese mediorientale hanno annunciato l’arresto di un sospetto responsabile dell’attacco informatico. Si tratta di un lavoratore sotto contratto presso il Ministero del Welfare israeliano, che sarebbe già stato impegnato in piccoli crimini ai colletti bianchi e accusato del furto del database biometrico primario israeliano già nel 2006. Il responsabile ha avuto accesso al database, che fa parte del Registro della popolazione del paese, comodamente dal suo ufficio. L’archivio rubato contiene il nome, la data di nascita, il numero di identificazione nazionale e i membri della famiglia di 9 milioni di israeliani, viventi e non. Più allarmante è però il fatto che il database contenga informazioni sui genitori biologici di centinaia di bambini israeliani adottati, e anche dati sulle condizioni sanitarie di ogni singolo abitante.

Un caso come questo fa sorgere diversi dubbi circa il futuro della biometria, visto che sono già in molte le nazioni che stanno costruendo gigantesche banche dati contenenti le informazioni di ogni singolo cittadino. Germania e Olanda, ad esempio, stanno inserendo le informazioni biometriche direttamente sul chip RFID del passaporto. Sempre negli Stati Uniti, l’FBI sta sviluppando un database che fornirà ad ogni dipartimento di polizia nel paese un accesso immediato a milioni di foto segnaletiche e impronte digitali. Anche se i database biometrici forniscono un servizio migliore, più veloce ed economico sia a governo che a contribuenti, il rischio di vedere queste informazioni sciorinate su siti di warez o file sharing è molto concreto e potenzialmente pericolosissimo per la privacy dei cittadini.

Fonte: Fastcompany • Immagine: midwestsky • Notizie su: