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RIM, avviata una class action per il black-out

Un gruppo canadese ha avviato una class action contro RIM per ottenere un risarcimento in seguito ai danni causati dal blackout della rete.

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Il black-out della rete BlackBerry potrebbe costare molto caro a Research In Motion: il gruppo canadese dovrà infatti fronteggiare una class action partita nella giornata di ieri negli USA e guidata dal Consumer Law Group, con numerosi clienti in possesso di terminali prodotti dalla società pronti a far valere in tribunale i propri diritti in seguito ai danni arrecati dall’impossibilità di utilizzare gli strumenti messi a disposizione dai propri dispositivi.

Nel periodo dal 10 a 14 ottobre 2011, infatti, la rete BlackBerry è stata vittima di un crollo a livello internazionale che ha di fatto isolato le comunicazioni tra gli utenti mediante servizi quali la posta elettronica oppure il BlackBerry Messanger. Numerosi utenti hanno riscontrato problemi anche durante la navigazione in Internet, non potendo di fatto utilizzare il piano dati acquistato con il proprio operatore: di qui la denuncia depositata presso la Corte Suprema del Quebec, la quale giungerà nei prossimi giorni negli uffici di RIM.

Un portavoce del gruppo ha infatti dichiarato che la società non ha ancora ricevuto alcuna informazione dagli addetti ai lavori e che quando accadrà sarà pronta a rispondere formalmente ad ogni accusa. Risposte che si andranno a sommare alle scuse ufficiali poste dall’azienda canadese nei confronti dei propri utenti, seguite dalla promessa di 100 dollari in applicazioni ed un mese di assistenza gratuita per i contratti enterprise, i quali però potrebbero non esser sufficienti per placare la rabbia di migliaia di clienti impossibilitati nel comunicare tramite il proprio device RIM.

Il punto principale dell’accusa, infatti, verte intorno all’incapacità da parte del gruppo di operare un rimborso per i danni arrecati in maniera diretta o indiretta, stringendo accordi con i carrier mobile, motivo per cui la class action proseguirà fin quando non verrà emessa una sentenza definitiva che possa permettere agli utenti di ottenere tale rimborso.

Anche in Italia è stata suggerita tale ipotesi dalle associazioni dei consumatori, ma è noto il fatto che nel nostro paese il percorso della class action è molto più difficile che non negli USA. L’ipotesi è pertanto al momento congelata.

Fonte: Financial Post • Immagine: Engadget • Notizie su: