QR code per la pagina originale

SIAE e trailer a pagamento: le reazioni del Web

Cresce la protesta in Rete dopo la decisione della SIAE. Qualcuno ha deciso che non canterà più sotto la doccia.

,

Continua a far discutere la decisione della SIAE di chiedere il pagamento di una tariffa pari a 450 euro al trimestre a tutti i siti Web che pubblicano trailer cinematografici. La cifra, relativa alla licenza della musica contenuta nel trailer, deve essere versata dai siti commerciali che vendono pubblicità e fanno business sui contenuti. Sul Web si sono accese migliaia di discussioni a tal riguardo e le polemiche sono davvero molte.

La SIAE ha specificato che pagando 1.800 euro all’anno, ogni sito può pubblicare fino a 200 trailer per un totale di 10 ore di musica, considerando una durata compresa tra 15 e 30 secondi. Come fa notare Digital.it, un vincolo del genere è difficile da gestire perché occorre tenere traccia dei trailer pubblicati in passato per effettuare il conteggio dei minuti; inoltre, anche un piccolo blog potrebbe essere costretto a pagare in quanto riceve un guadagno (anche se minimo) da Google Adsense.

Molti siti Web hanno già ricevuto una diffida che invita i proprietari a regolarizzare la loro posizione, altri invece hanno eliminato tutti i trailer per evitare di pagare la “tassa”. Il Corriere della fantascienza ha dichiarato:

È un balzello del tutto antieconomico anche per grandi siti che potrebbero permettersi di pagare la licenza. Quando mai solo 30 trailer possono produrre tanto traffico da generare introiti tali da ripagare 1.800 euro all’anno?

Numerose critiche arrivano dallo stesso mondo del cinema e da esperti del settore. Secondo il regista Carlo Vanzina,

Mi sembra che la decisione di tassare i trailer in Rete sia sbagliata. Soprattutto è lesiva per la diffusione dei film in uscita tra il pubblico degli utenti cinematografici. Spero che la SIAE rifletta meglio e cancelli questa norma ingiusta e anacronistica.

Il concetto è chiaro: se gli utenti non vedono i trailer su Internet, non vanno al cinema. Fulvio Sarzana, avvocato esperto di diritto d’autore su Internet, sostiene l’inutilità della norma:

La SIAE chiede un obolo ignorando le dinamiche tecniche ed economiche di Internet. È quello che succede quando si applicano ciecamente al Web le vecchie regole del diritto d’autore.

Non poteva mancare ovviamente la reazione del popolo dei social network. Su Facebook è nato il gruppo “Non canto sotto la doccia e non fischio per strada per paura della SIAE” per sottolineare l’assurdità delle richieste della SIAE.

Notizie su: