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Troppi smartphone Android sul mercato?

Secondo AndroidPolice.com, i produttori hanno accelerato troppo il rilascio di nuovi smartphone Android. Occorre più equilibrio?

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È interessante il dibattito lanciato da AndroidPolice.com sulla crescita degli smartphone Android negli Stati Uniti. Una crescita costante e molto veloce, ma se fosse invece talmente veloce da recare un danno al supporto software dei prodotti già lanciati in precedenza? L’interrogativo non è da sottovalutare e il sito prova ad analizzare la situazione prendendo in esame due carrier: T-Mobile e Verizon.

Il grafico realizzato basandosi sui dati GSMArena, escludendo volutamente i modelli dotati di tastiera QWERTY o venduti senza contratto proprio per far un confronto diretto con l’iPhone di Apple, mette in mostra come Samsung e HTC, su rete T-Mobile, stanno operando praticamente con un rilascio ciclico di nuovi prodotti una volta ogni sei mesi.

Motorola ha rilasciato tre dispositivi su Verizon nell’ultimo semestre, comprendendo il Droid RAZR atteso per novembre. Anche Samsung e HTC sembrano intenzionate ad intensificare il ritmo attraverso questo operatore.

Alla luce di quanto analizzato, viene dunque da chiedersi se i produttori non stiano effettivamente correndo un po’ troppo. Vero è che una maggiore possibilità di scelta per quanto riguarda i telefoni Android può essere solo un bene per i consumatori, ma lo è altrettanto che chi ha comprato un terminale di alta fascia non gradisce che questo venga soppiantato da un modello successivo il quale sarà inevitabilmente più portato al supporto di nuovo software (si pensi ad esempio al prossimo Android 4.0).

C’è da sottolineare tuttavia che la tecnologia fa passi da gigante praticamente ogni due settimane e per i produttori è difficile, specialmente in una zona fortemente avanzata come gli Stati Uniti, ignorarle per troppo tempo. Forse sarebbe meglio trovare una via di mezzo tra le due cose, garantendo agli utenti dei “vecchi terminali” un supporto software all’altezza delle nuove uscite, riducendo queste ultime a ritmi di rilascio meno frequenti, soprattutto nell’arco di sei mesi.

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