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I piani di sviluppo per l’LTE di Telecom Italia e di Vodafone

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Dopo la fine dell’asta per l’assegnazione delle frequenze della telefonia mobile e dopo alcune scaramucce tra gli operatori che vi hanno partecipato, è ora di capire quale sarà il futuro della telefonia mobile e soprattutto come e quando arriverà il tanto pubblicizzato LTE che dovrebbe sulla carta offrire super prestazioni nel settore della banda larga mobile. Su questo tema, il Corriere delle Comunicazioni ha pubblicato due interviste, una a Stefano Parisse, direttore strategy e new business di Vodafone Italia e una a Oscar Cicchetti, direttore Strategy di Telecom Italia che illustrano i piani di sviluppo dell’LTE dei due colossi delle telecomunicazioni.

Partendo da Telecom Italia e dunque da TIM, Cicchetti afferma che l’azienda è già oggi pronta a lanciare l’LTE, ma che aspetta solo la disponibilità delle frequenze conquistate nell’asta. Già oggi infatti, metà dei siti delle antenne di TIM sono pronti per l’LTE. Inoltre è comunque già previsto anche un piano di aggiornamento per le rimanenti antenne ed è già pianificata l’installazione di oltre 5000 nuovi apparati radio.

Per quanto riguarda il backhauling, TIM spera di cablare almeno la metà delle sue antenne in fibra ottica in due anni. TIM però non aspetterà la liberazione delle frequenze da 800MHz, ma sfrutterà da subito quelle da 2600MHz e quelle nuove da 1800MHz per l’LTE. Calendario alla mano gennaio 2013 potrebbe essere una buona data per dare il via al servizio di quarta generazione.

Gli 800MHz serviranno poi per fare copertura, soprattutto nelle zone rurali, mentre i 2600MHz serviranno nelle città e permetteranno di gestire al meglio gli alti picchi di traffico dati. Gli 1800MHz rappresentano invece una buona via di mezzo tra capacità di copertura e capacità di banda.

L’LTE porterà velocità teoriche di 100Mbit replicabili però solo a ridosso del ripetitore e con un solo utente collegato. Il salto rispetto all’HSPA sarà comunque notevole. Per LTE, Telecom Italia e cioè TIM investirà circa 6 miliardi di euro. Buone notizie anche per quanto riguarda l’attuale 3G. Nelle piccole e medie realtà TIM convertirà il GSM a 900MHz per essere utilizzato con la tecnologia 3G ampliandone dunque la capacità e qualità. Inoltre con il passaggio all’LTE, le reti 3G si scaricheranno progressivamente, a tutto vantaggio delle prestazioni.

Per quanto riguarda invece Vodafone, Stefano Parisse illustra un percorso di avvicinamento all’LTE molto simile a quello di TIM. Anche Vodafone non aspetterà la liberalizzazione degli 800MHz e punterà da subito sui 2600MHz, mentre gli 1800MHz verranno sfruttati sia per l’LTE che per il GSM. Come data di partenza si parla di fine del 2012 per le grandi città e nel 2013 per il resto dell’Italia.

La rete verrà ampliata e potenziata anche se già oggi molti siti dispongono di apparati LTE. Inoltre anche Vodafone sfrutterà i 900MHz per il 3G.

Per il backhauling, Vodafone pensa di puntare a una soluzione mista fatta di fibra ottica e di ponti radio.

Ma Stefano Parisse punta anche il dito sulla normativa italiana sull’elettrosmog giudicata troppo conservativa ma soprattutto poco chiara. Sarebbe dunque importante non tanto alzare i limiti di tolleranza ma specificare al meglio come e dove rilevarli per non incorrere in incomprensioni e problemi.

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