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Così cambia il prezzo degli hard disk

Indagine di Webnews sull'aumento dei prezzi degli hard disk dopo le alluvioni in Thailandia. Rialzo importante soprattutto per i modelli più avanzati.

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Le piogge che da tre mesi stanno funestando l’intera regione della Thailandia provocando centinaia di morti anche nei sobborghi della capitale, sta colpendo direttamente il mercato dell’IT, in particolar modo quello degli hard disk.

A causa dei danni provocati dall’alluvione, la produzione di dischi rigidi ha subito un grave rallentamento, che si è espanso naturalmente danneggiando il mercato dei distributori di tutto il mondo. Grazie ad alcune fonti raccolte da Webnews, è possibile constatare come i primi allarmi ai rivenditori furono lanciati agli inizi della scorsa settimana, per poi essere confermati al termine della stessa. E gli aumenti sono del tutto importanti fin da subito, con prezzi presto sottoposti ad una impennata in doppia cifra.

Dalle prime analisi condotte sui dati raccolti dalla nostra redazione, il rialzo dal mese di giugno è clamoroso specialmente per le tipologie di memoria di massa più avanzate. Per fare un esempio, un disco rigido da 3,5” SATAIII 16M con 500 GB di memoria e velocità di 7200 rpm viene venduto all’ingrosso a 74,90 euro IVA esclusa. Lo stesso modello, agli inizi di giugno, aveva un prezzo di 26,90 euro.

La speculazione verte dunque come previsto sugli hard disk più recenti, mentre memorie più antiquate, citiamo per esempio un disco da 160GB di memoria, 5400 rpm di tipo PATA, non hanno subito variazioni di rilievo, restando anzi in linea con i prezzi di giugno, almeno per il momento. Variazioni al rialzo, ma contenute, anche per memorie fisiche di fascia media, che potrebbero risultare più evidenti per gli occhi vigili. Il differenziale potrebbe essere tutto nelle scorte, con la fascia più avanzata maggiormente soggetta a scarsità di scorte e le fasce medio/basse invece soggette all’ondata di rialzi soltanto in un secondo momento.

La situazione è dunque critica e rischia di restare così fino agli inizi del prossimo anno, quando la produzione dovrebbe riprendere (si spera) i ritmi regolari. Continueremo a tenervi aggiornati sulla vicenda, senza dimenticare ovviamente che la priorità assoluta del governo Thilandese resta quella di salvaguardare le vite delle popolazioni alluvionate.

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