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WikiLeaks, il DOJ ha accesso ai dati di Twitter

Il DOJ potrà avere accesso ai dati nelle mani di Twitter riguardo tre sospettati nella vicenda WikiLeaks. In bilico il futuro della privacy online.

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Una nuova sconfitta legale è giunta nei giorni scorsi per WikiLeaks. Un giudice statunitense ha infatti concesso al Dipartimento di Giustizia il diritto di mettere le mani su alcune informazioni archiviate sui server di Twitter relative a tre ex membri della coalizione fondata da Julian Assange, costringendo il servizio da 140 caratteri a rendere ogni dettaglio richiesto dalle autorità per proseguire le indagini.

In particolare sarebbero tre le persone coinvolte nel filone di indagini sfociato in quest’ultima sentenza: trattasi di Jacob Appelbaum, Rop Gonggrijp e Birgitta Jonsdottir, ex membri di WikiLeaks sui quali pende ora l’accusa di aver partecipato alle azioni sponsorizzate da Assange negli ultimi mesi e finite nell’occhio del ciclone. Twitter, insomma, dovrà fornire tutto quanto in proprio possesso, dagli account di posta elettronica agli indirizzi IP delle connessioni utilizzate dai tre.

Il tutto segue alle prime accuse mosse dal DOJ nei confronti di WikiLeaks agli inizi dello scorso mese di gennaio, quanto le autorità hanno imposto a Twitter di fornire tutte le informazioni disponibili sulle comunicazioni private tra l’account ufficiale del gruppo di attivisti capeggiati dal quarantenne giornalista australiano ed i tre sospettati. Nonostante l’opposizione da parte di numerosi enti per la difesa dei diritti online, così come di sostenitori di WikiLeaks, la vicenda sembra quindi esser destinata a concludersi con una sconfitta per i tre accusati.

«Le conseguenze per me sono piuttosto limite, in quanto non c’è niente di particolarmente su Twitter riguardo la mia persona che non sia già disponibile sul mio blog» ha sottolineato Gonggrijp, mentre la Jonsdottir ha tenuto ad evidenziare come la decisione lascia trasparire un messaggio secondo cui «il Governo degli Stati Uniti può avere accesso a tutte le informazioni sui cittadini archiviate presso servizi online d’Oltreoceano». Per Appelbaum, invece, la sentenza rappresenta un’ulteriore motivazione per «perder fiducia nel sistema giudiziario».

Fonte: Mashable • Via: Gizmodo • Notizie su: