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iTunes, Google Music e Amazon Cloud Player a confronto

Il confronto fra i tre servizi digitali di musica del momento: iTunes, Amazon Cloud Player e Google Music.

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È stata una settimana particolare per i servizi digitali musicali. Con il lancio di Google Music, e l’arrivo di iTunes Match negli Stati Uniti, si è aperta una vera e propria guerra tra tre servizi che comprendono anche l’Amazon Cloud Player, incluso nel tablet Kindle Fire. Ma quale dei tre può definirsi esattamente il migliore? Una risposta prova a darla il web, con un confronto aperto a tutto campo.

Prezzo: Google Music è gratis per tutti, permettendo l’accesso dal web, desktop e dispositivi mobile. La libreria musicale impone un limite di 20.000 canzoni, quelle a pagamento escluse. Per iTunes è necessario sborsare invece 24.99 dollari all’anno, dando l’opportunità di caricare fino a 25.000 canzoni, escludendo anche qui gli acquisti. Amazon Cloud Player è invece gratuito per i primi 5 GB di musica memorizzata (sempre escludendo gli acquisti), mentre piani per 20 GB di memoria richiedono un costo di 20 dollari l’anno. L’upload è però illimitato.

Acquisto musica: l’iTunes Music Store ha debuttato nell’ormai lontano 2003, diventando presto il distributore numero uno di musica negli Stati Uniti. Acquistare musica nel servizio Apple è estremamente facile, anche se si utilizza Windows, grazie a un ottimo motore di ricerca e un processo di acquisto immediato. Amazon offre invece una sezione del proprio sito dedicata all’acquisto di musica in formato MP3. Il problema però è che il processo di ricerca e acquisto potrebbe apparire complicato agli utenti meno esperti. A causa di qualche passaggio poco chiaro, si rischia spesso di finire in pagine non desiderate. Il nuovo music store di Google offre un layout molto simile a quello di iTunes. Quella che manca però è una Shopping Cart, costringendo l’utente a dover acquistare immediatamente ciò che ha selezionato, senza poter raggruppare una serie di tracce insieme per un acquisto futuro. Inoltre, manca una “lista dei desideri“, cosa che i concorrenti offrono. Da segnalare peraltro che la navigabilità tra le pagine è a volte un po’ troppo macchinosa.

Cloud listening: tutti e tre i servizi offrono la possibilità di ascoltare la musica anche in cloud, senza doverla quindi scaricare. iTunes lo fa perfettamente: la differenza di qualità tra file cloud e uno locale è praticamente nulla. Grazie al suo hub di musica centrale, è possibile visualizzare canzoni e album indistintamente che siano memorizzati in memoria o nei server. Google Music e Amazon Cloud Player danno invece qualche problema in più. Quest’ultimo per via di un’interfaccia macchinosa, il primo appare invece in diverse occasioni lento quando si passa da una canzone all’altra. Google Music ha però un grande vantaggio rispetto ai concorrenti: il suo servizio di cloud listening è disponibile su qualsiasi piattaforma mobile, permettendo una sincronia tra i vari dispositivi invidiabile.

Upload e download canzoni: iTunes Match è in grado di sincronizzare perfettamente il file della canzone che si vuole caricare con quelle presenti nello store. Se corrisponde, non ci sarà bisogno di caricarla. Google e Amazon offrono invece entrambi un tool per l’upload dei file. Google Music Manager può essere addirittura sincronizzato con iTunes, in modo da caricare i brani memorizzati direttamente alla libreria musicale di Google. Amazon fa lo stesso, ma l’applicazione ha qualche evidente problema di funzionalità, dato che non permette l’auto-sincronizzazione dei brani. I problemi per Google Music arrivano però quando si tratta di scaricare le canzoni, dato che permette di far partire il download dall’interfaccia Web della stessa traccia solo due volte. Inoltre, con il Music Manager non è possibile selezionare quali file scaricare o mettere in coda automatica i nuovi acquisti. Tutt’altro discorso per Amazon, che oltre a presentarsi semplice da questo punto di vista, permette di aggiungere i brani direttamente alle librerie di iTunes e Windows Media Player.

Accesso mobile: iTunes è limitato in questi termini. La sincronizzazione è valida solo tra i vari dispositivi iOS. Tutti gli altri terminali vengono dunque tagliati nettamente fuori. Amazon rende le cose un tantino più semplici, grazie alla presenza di un’applicazione specifica per Android e un’interfaccia Web studiata per iPad. Lo stesso programma si attende però di vederlo presto anche su App Store. Google è quello che è invece riesce a offrire una sorta di cross-platform amichevole, sia fra i differenti browser, sia tra i vari dispositivi, che siano iOS o Android. Insomma, Mountain View si può dire che abbia anche pensato alla concorrenza.

In conclusione, tutti e tre i servizi hanno importanti pregi e difetti vari. La scelta è fortemente soggettiva, perché gli utenti iOS considerano iTunes come la miglior piattaforma disponibile. Gli utenti Android vedono in Google Music una grande opportunità per il cross-platforming e infine Amazon si mette quasi nel mezzo, provando ad accontentare entrambe le parti. E voi, cosa preferite?

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