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Max Mosley sfida Google: i motori sono pericolosi

Max Mosley intende portare Google in tribunale poiché non garantisce un diritto all'oblio continuo, cancellando proattivamente risultati compromettenti.

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Max Mosley, figura di spicco del mondo della Formula Uno (oggi sostituito nel suo incarico da Jean Todt) ed implicato negli anni scorsi in uno scandalo di natura sessuale, si appresta a sfidare Google in tribunale. Quel che Mosley vuole ottenere, infatti, è la rimozione di tutti i risultati relativi allo scandalo, cancellandone per sempre le tracce. E se la cosa possa sembrare una battaglia contro i mulini a vento, la vertenza giunge comunque in tribunale con tanto di denunce già formulate e minacce per una ulteriore estensione del fronte giudiziario.

Lo scandalo esplose quando News of the World pubblicò un filmato relativo alle presunte pratiche sado-masochistiche di un Mosley impegnato con prostitute “vestite” in uniforme nazista per ricreare il clima dei lager. Una paventata perversione costata cara a livello di immagine ed a livello professionale, ma che non ha tolto a Mosley la combattività: la denuncia contro Google fa seguito a precedenti segnalazioni con cui già si erano fatti rimuovere numerosi risultati dal motore di ricerca sulla scia di un diritto all’oblio che Mosley vuole garantito in modo assoluto. E che va pretendendo con estrema determinazione.

Il problema è nel fatto che, una volta rimossi alcuni risultati, ne compaiono altri. Se Google da parte sua spiega di indicizzare qualsiasi contenuto online e di non aver la possibilità di monitorare e filtrare a priori i contenuti, Mosley per contro chiede invece un atteggiamento proattivo al gruppo di Mountain View: Google non solo deve rimuovere le tracce del passato, ma deve anche agire attivamente ai fini della rimozione continua dei contenuti riscontrati giorno dopo giorno.

Mosley, sulla base delle resistenze della controparte, intende usare la forza per persuadere Google ad agire : alle denunce odierne (in oltre 20 paesi, con la rimozione dei filmati presso 193 siti soltanto sul territorio tedesco), potrebbe presto aggiungersi anche un ricorso direttamente in California, ove Google ha la propria sede centrale. L’accusa avrebbe definito Internet “un far west con le sue proprie regole e che nessuna Corte può toccare”, ma intende sfidare questo tipo di fotografia moltiplicando le azioni legali in tutto il mondo. Google, infatti, potrebbe teoricamente agire, ma non intende farlo per una questione di principio: di qui il giudizio per i motori di ricerca come elementi “estremamente pericolosi”, sfuggenti, incontrollabili. E quindi da combattere.

L’effetto nel lungo periodo rimane da verificare. Nel breve periodo, invece, le risultanze sono certe: la moltiplicazione delle ricerche relative ai video compromettenti di Mosley, la moltiplicazione delle segnalazioni e delle ripubblicazioni, ed un aggravamento generale di quella stessa situazione che Mosley vorrebbe invece tacitare con la forza.

Fonte: The Guardian • Via: Financial Times • Immagine: BBC • Notizie su: