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Quanto è ritoccata una fotografia?

In via di sviluppo v'è un tool che, tramite specifici algoritmi, riesce a comprendere quanto sia stata ritoccata una fotografia. Per imporre regole nuove.

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Si è solitamente abituati al fatto che le fotografie, soprattutto se relative a personaggi famosi del mondo dello spettacolo, vengono solitamente ritoccate per far apparire al meglio chi risiede sulla copertina di una rivista. Ma quanto sono ritoccate tali foto? È quanto vuole misurare un tool sviluppato dal Dr. Farid ed Eric Kee, rispettivamente professore e studente di ingegneria informatica presso Dartmouth.

L’algoritmo da loro sviluppato consente di misurare statisticamente quanto l’immagine del volto di una persona e il suo corpo sia stata alterata tramite i noti software per il fotoritocco. Il tool è stato sviluppato allo scopo di mimare le percezioni umane e, per arrivare al risultato desiderato, sono state reclutate online centinaia di persone, alle quali sarà chiesto di visionare una serie di fotografie prima e dopo esser state ritoccate e determinare, con una scala da 1 a 5, i cambiamenti che riescono a notare.

La ricerca in questione andrà a misurare oggettivamente il grado in cui le fotografie vengono alterate. L’obiettivo è quello di proporre una regola che obbligherebbe ad indicare con un’apposita etichetta quali fotografie sono state significativamente modificate. Per via del fatto che, a volte, il ritocco che viene effettuato non è leggero ma è quantomeno drastico – si arrivano a togliere dai 10 ai 20 chilogrammi apparenti ad una celebrità, e si aggiungono anche alcuni centimetri per farla apparire più slanciata – le persone potrebbero avere un’immagine distorta della realtà.

Ciò che si desidera fare è pertanto quello di scoraggiare la promozione di fotografie che potrebbero indurre aspettative irrealistiche di un corpo perfetto. Un tool in grado di inserire le modifiche su di una scala di valutazione potrebbe rendere applicabile una legislazione specifica, strumenti di filtro, regole ad hoc. Potrebbe essere, insomma, uno strumento ad altissimo potenziale.

Fonte: New York Times • Notizie su: