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Siri è antiabortista

Siri riesce a scovare un ombrello nel raggio di qualche chilometro, ma se la ricerca ha per oggetto le cliniche per l'aborto, rimane muta.

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Ha suscitato un gran polverone sul Web, tanto da costringere un portavoce di Apple a ridurre il tutto ad un piccolo inconveniente tecnico. Se a Siri si chiedono informazioni sulle cliniche per l’aborto nella zona, l’assistente virtuale di Cupertino fa scena muta, anche in zone in cui le strutture preposte non mancano.

Interrogate Siri sulla presenza di ristoranti nella zona, negozi di animali o perfino di ombrelli, e le risposte arrivano sempre puntuali e anche piuttosto precise; se però oggetto della ricerca è una struttura per l’interruzione di gravidanza, allora la questione cambia radicalmente:

«Provate a chiedere di trovare una clinica per l’aborto, e il software vi lascerà per strada, anche in aree che possiedono chiaramente cliniche del genere. Il responso in pieno centro di Manhattan è “Mi spiace, non sono riuscita a trovare cliniche per l’aborto”.»

Subito sul Web è stato un guazzabuglio di critiche e pesanti accuse nei confronti di Cupertino. C’è perfino chi ha aperto una petizione contro “l’estremismo anti-scelta di Apple”, sottoscritta già da 23.000 utenti, e vorrebbe trascinarla in tribunale. Le chance di prevalere legalmente, tuttavia, sono scemate nel momento in cui un portavoce della mela ha chiarito la natura non discriminatoria dei servizi offerti:

«I nostri clienti desiderano usare Siri per scoprire una miriade di informazioni, e sebbene ne trovino parecchie, non sempre ottengono quel che cercavano”. ha affermato Natalie Kerris per Apple in un’intervista telefonica lo scorso mercoledì. “Queste omissioni sono tutt’altro che intenzionali e non intendevano offendere nessuno. Accade semplicemente che, nella transizione dallo stato di beta a quello di prodotto finito, Siri riveli sempre più punti in cui va migliorata, e miglioramenti importanti arriveranno già nelle prossime settimane.

E d’altro canto, come sottolinea anche John Gruber, se ci fosse stato un intento moralizzatore, con Siri sarebbe impossibile reperire informazioni anche sulla maternità/paternità programmata, cosa che invece non accade.

L’impressione, forse in risposta all’intransigente tendenza moralizzatrice di una parte della politica e d’opinione pubblica, è che la reazione sia stata un filo eccessiva, tanto nel merito che nella quantità. Ma su questo dovremmo essere tutti d’accordo: la tecnologia dev’essere neutrale, come qualunque altro strumento al mondo. Sta poi a noi farne l’uso che crediamo, fintanto che rispettiamo gli uomini, la legge e la coscienza.

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