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1984-2011: il ritorno del Grande Fratello

La quotidianità riporta in auge l'incubo del Grande Fratello: da Carrier IQ alla Siria, dai filtri cinesi ai moniti di Julian Assange.

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Così George Orwell immaginava in “1984” lo slogan del Partito:

La guerra è pace
La libertà è schiavitù
L’ignoranza è forza

Lo sguardo del Grande Fratello, che campeggiava in tutte le strade, imponeva la propria legge sulle menti prima ancora che sui regolamenti, creando una vera e propria cultura basata sul Bipensiero. Solo nell’alveo del Bipensiero, infatti, è pensabile un’idea come “La guerra è pace”. E solo con il controllo della Psicopolizia è possibile garantire gli equilibri su cui il Partito intende costruire il proprio mondo.

La visione di Orwell fu tanto lucida e catastrofica da aver inciso negli anni le coscienze creando l’orrore per il Grande Fratello, visto oggi come una sorta di punto di arrivo di ogni qualsivoglia tesi complottista. La paura dell’essere osservati continuamente è ciò che terrorizza, poiché ci si sente mossi come burattini da dinamiche quotidiane subite in modo inconscio. In questi giorni una rilettura di Orwell è una cosa utile, perché la quotidianità impone un ripensamento immediato di quel che è il rapporto tra le persone e la tecnologia. Non è questione di allarmismo o superficialità, non è questione di complotti o apocalissi: la necessità è quella di fotografare la realtà e capire cosa stia accadendo e chi stia approfittando della situazione.

Questo dice la realtà, questo quel che propone la storia degli ultimi giorni:

  • Un software denominato Carrier IQ riesce a spiare quel che gli utenti fanno sui propri smartphone, tenendo traccia di ogni azione, comunicazione o spostamento. Traccia il device più personale che c’è, effettua le proprie analisi su tutte le maggiori piattaforme sul mercato e per scoprire tutto ciò è servito l’intervento di un giovane ricercatore indipendente che grazie al proprio impegno ha svelato un rischio di enorme portata per milioni e milioni di utenti. Le prime ammissioni di colpa stanno arrivando, ma la dimensione complessiva non è ancora nota: coinvolti, con ogni probabilità, oltre 100 milioni di smartphone in tutto il mondo.
  • L’italiana Area SpA è soltanto una delle aziende impegnate nello sviluppo di soluzioni che, in mano ai poteri politici, consegnano a chi governa uno strumento di controllo sulla popolazione. Tutto ciò sarebbe un pericolo nei paesi ad alto tasso di democrazia, ma non è possibile invece ipotizzare quali possano essere le ripercussioni in un paese come la Siria. Area SpA alla fin fine ha ritirato la propria collaborazione professionale in Siria e nel frattempo l’Unione Europea ha vietato che altri gruppi possano prestare i propri servizi al di fuori del continente (con una scelta politica prima ancora che etica). In tutto il mondo, però, si moltiplicano i tentativi di sviluppare meccanismi di controllo di vario tipo poiché alla vastità della domanda il mercato risponde con un innalzamento quantitativo e qualitativo dell’offerta;
  • Julian Assange tuona contro i maggiori servizi e produttori al mondo ed in un intervento che ha fatto molto rumore ha ricordato a chi usa Gmail, chi usa un iPhone o a chi usa un BlackBerry che non c’è scampo: sono spiati e sempre lo saranno. «Nel corso degli ultimi 10 anni è fiorita un’industria internazionale che fornisce ai servizi segreti degli stati equipaggiamenti capaci di sorvegliare masse di persone. Quelle aziende ora stanno esportando i loro prodotti in giro per il mondo in modo incontrollato»: 130 aziende in 25 paesi che producono soluzioni da mettere a disposizione dei governi per il controllo della popolazione. E non si parla solo di Siria o similari: l’offerta è diffusa così come lo è la domanda. Assange tuona quindi con forza con la sentenza dei suoi Spy Files: «Non è una minaccia teorica, che può verificarsi in un remoto futuro: sta accadendo oggi, e coinvolge ognuno di noi».

Non sono semplici indizi: è realtà. Non sono semplici proiezioni: è quotidianità. La sicurezza è diventata un concetto relativo, così come successo con il concetto di privacy. Il problema è che tutto ciò succede esattamente nel momento in cui l’Homo Sapiens sta evolvendo verso una nuova dimensione, trasferendo sul digitale la propria sensibilità sociale (amicizie, affetti, comunità e comunicazione), la propria identità, le proprie informazioni, il proprio lavoro ed il proprio tempo libero. In questo passaggio cruciale, le ombre delineate da Orwell tornano negli incubi delle persone. Vista l’attualità, non potrebbe essere altrimenti.

Chi è oggi il Grande Fratello? La realtà è che un Grande Fratello in realtà non c’è. Ci sono, invece, tanti ambiziosi “O’Brian” che, spacciandosi per amici e confidenti, sono pronti a mettere i Prolet nelle mani della Psicopolizia di turno. Internet è lo schermo che osservava il protagonista di “1984” e che gli impediva di agire in reale libertà poiché lo seguiva ovunque. La metafora regge e si perpetua nell’immaginario collettivo e nel tempo, ma senza valenza soggettiva.

Il problema non è la tecnologia,insomma, ma chi la sfrutta per le proprie finalità: chiaro ed evidente. In questa fase occorre estrema chiarezza su questo punto: casi come quello di Carrier IQ significano che ancora c’è una coscienza viva che cerca e verifica che due più due non faccia cinque, che sospetta e che non si è assopita. Il Grande Fratello incarna un incubo destinato a rimanere tale, mentre la tecnologia è il vero oggetto delle tensioni attuali. Perché più lo strumento è potente e pervasivo, più è tirato per la giacchetta e piegato ai bisogni dei potenti del momento. Il problema non è la tecnologia, ma l’uomo. Ma è solo depotenziando la tecnologia attraverso trasparenza e controllo che si potrà garantire allo sviluppo una dimensione autenticamente sostenibile, senza rischi apocalittici e nuovi orizzonti tetri.

C’è chi tenta di far credere al mondo che la guerra in talune circostanze sia una azione di pace. C’è chi fa passare l’idea della libertà dalle estensioni personali come una schiavitù alla debolezza. E c’è chi tenta di propugnare velatamente l’ignoranza come una forma di orgoglio. La tecnologia, neutrale, non propone e non suggerisce: si mette solo al servizio. Ma è monitorandone i percorsi che è possibile risalire a chi vede nel Grande Fratello un’occasione, più che un pericolo.

E così, nel 2011, abbiamo la possibilità di riscrivere il finale di quel “1984”. Perché se arrivassimo a guardare con fondato sospetto all’iPhone, a Gmail, alla Timeline di Facebook o ai percorsi del cloud, allora tutto ciò di cui parliamo ogni giorno sarebbe inutile.

Immagine: Cheon Fong Liew • Notizie su: