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webOS open source: HP crede nel successo, gli analisti no

HP rende webOS open source e arrivano i primi commenti da Meg Whitman e dagli analisti.

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La nuova strada intrapresa da HP per webOS, il cui codice sorgente verrà aperto a tutti per consentire una maggiore collaborazione da parte della comunità open source, risulta essere sicuramente piena di insidie e problemi da affrontare. Non per questo, però, il gruppo statunitense intende mollare la presa sul progetto, ma vuole anzi aprire le porte a una ventata di aria nuova che possa permettere a webOS di decollare.

Intervistata da AllThingsDigital, il CEO del gruppo Meg Whitman ha infatti sottolineato come la decisione presa dai vertici dell’azienda rappresenti l’inizio di una nuova era per la piattaforma mobile, il cui team di lavoro dovrà considerarsi parte di una start-up pronta a rivoluzionare il mondo. A finanziare tale start-up sarà la stessa HP, che crede dunque molto nella possibilità di riuscita di un’iniziativa che potrebbe finalmente permettere a webOS di conquistare un ruolo di primo piano nella scena mobile.

Marc Andreesen, creatore del browser Netscape e membro dell’organigramma dirigenziale di Hewlett-Packard, ha invece evidenziato il fatto che, a differenza di 10-15 anni fa, il concetto di open source si è largamente diffuso sia in ambito domestico che lavorativo, con numerose aziende che ormai si affidano a soluzioni aperte per le proprie attività. In tale contesto webOS potrebbe dunque seguire le orme di Android, la cui natura aperta ha rappresentato uno dei punti di forza sui quale Google ha insistito con maggiore decisione.

Secondo l’analista Maribel Lopez, però, il nuovo corso voluto da HP per webOS rappresenta invece l’ennesima dimostrazione di come tale piattaforma sia attualmente incapace di attirare l’attenzione sia delle aziende produttrici di dispositivi mobile, sia degli utenti. webOS diventa così un ramo dell’azienda meno importante rispetto al passato, principalmente a causa dell’assenza di potenziali acquirenti per un progetto il quale vedrà nel tempo diminuire drasticamente l’attenzione e le risorse (sia economiche che materiali) che il gruppo investirà in esso qualora non dovessero giungere nel corso dei mesi i primi risultati positivi.