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AMD produrrà chip a 20 e 14 nanometri, ma senza fretta

AMD realizzerà chip a 20 e 14 nanometri solo quando il nuovo processo produttivo garantirà adeguati profitti.

AMD HQ

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Durante la conferenza IT Supply Chain, Rory Read, CEO di AMD, ha illustrato i piani dell’azienda di Sunnyvale relativamente ai futuri processi produttivi. Il passaggio verso i 20 e i 14 nanometri deve essere effettuato con attenzione, in quanto si rischia di ottenere profitti inferiori agli investimenti.

Il discorso di Read ovviamente non è valido per Intel, pronta al lancio dei processori a 22 nanometri e già avviata verso i 14 nanometri, in quanto con l’elevato numero di chip prodotti riesce a coprire abbondantemente i costi di sviluppo. Per AMD, invece, la questione è più complessa data la sua ridotta quota di mercato.

Intel introduce un nuovo processo produttivo ogni due anni e una nuova architettura ogni anno, secondo il noto schema Tick-Tock. Il chipmaker di Sunnyvale però ritiene che debbano essere apportati miglioramenti alle attuali architetture a 40 e 32 nanometri che garantiscono un buon margine di profitto. Il passaggio ad un processo più raffinato introduce dei rischi legati alle rese produttive con la conseguenza di avere pochi prodotti a prezzi elevati. Inoltre, i costi di sviluppo per AMD sono legati ai costi dei suoi partner (AMD non possiede fabbriche), per cui difficilmente controllabili.

Read ritiene dunque che, sebbene l’azienda dovrà realizzare in futuro chip a 20 e 14 nanometri, il passaggio ad un nuovo processo produttivo debba essere effettuato solo quando diventerà sostenibile dal punto di vista finanziario. Al diminuire della dimensione dei transistor, cresce il costo dei wafer, per cui se la resa è inferiore alle attese, l’unica soluzione è quella di aumentare i prezzi dei processori.

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