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Natale 2011: c’è crisi, ma la tecnologia regge

È stato il peggior Natale del decennio e il biennio 2012/2013 sarà in recessione. I tecnoconsumi però reggono: sono uno status irrinunciabile.

I dati ormai sono inequivocabili: è stato il peggior Natale degli ultimi dieci anni. La crisi del nuovo millennio è un fiume in piena e trascinerà i nostri consumi, il nostro stile di vita giù a valle, come racconta genialmente l’ultima opera del famoso graffittaro londinese Bansky. Codancons e Federconsumatori parlano invece di un crollo a doppia cifra in molti comparti. Eppure c’è una voce in controtendenza: l’elettronica di consumo.

La combinazione di crisi del debito in Europa – con le fluttuazioni dei mercati – e le manovre lacrime e sangue dei governi, compreso quello italiano, stanno producendo una contrazione generalizzata che in Italia si fa sentire particolarmente: mancano 400 milioni di euro rispetto ai 4,4 milioni preventivati e la spesa media è stata di 166 euro per famiglia. La manovra Monti, giusto per fare un paragone, costerà invece circa 1.129 euro. Nove italiani su dieci hanno passato il Natale a casa e hanno speso complessivamente il 18% in meno del 2010.

Tra i settori più colpiti abbigliamento, calzature, arredamento, persino gli alimentari e purtroppo anche il turismo. Con perdite che vanno dal 24 al 10 per cento. E i saldi serviranno a poco, anzi. Il Codacons stima una riduzione record degli acquisti durante i saldi, con picchi del 30-40% rispetto allo scorso anno. Unica voce in attivo: la tecnologia.

Trainato dal passaggio al digitale terrestre in alcune regioni e dalla vendita degli smartphone, il tecnoconsumo è cresciuto dell’1%. In altri tempi si sarebbe definito scarso, oggi sembra un miracolo. Ma qual è il segreto? Una buona risposta l’ha data Francesco Pugliese, direttore generale della Conad, nell’ultima puntata di «Ballarò» su Rai 3. Pugliese ha evidenziato il cambiamento totale dei nostri comportamenti di consumo più radicati: per la prima volta stiamo risparmiando sugli alimenti, da sempre un punto fisso dello stile di vita italiano:

«Nel mondo della tecnologia, in quello che noi chiamiamo bazar tecno, l’anno scorso è stato un anno fantastico, era prevedibile che quest’anno ci fosse una caduta; però, gli smarphone vendono moltissimo. Ci sono alcuni status simbol che mi lasciano credere e pensare che questa parte della classe media che non vuole scendere di livello continui a comprare la tecnologia: taglia sulla carne ma rimane aggrappato al proprio status. È quasi una resistenza.»

Mestiere per sociologi, ma certamente questo è un dato che fa capire come non si possa più parlare di questi device come puri e semplici oggetti. Se ci fosse ancora Roland Barthes, in una nuova edizione dei “Miti d’oggi” in copertina non ci sarebbe più la Cinquecento, ma un melafonino. E forse questo spiega meglio di ogni altra analisi la radice della nostra crisi.

Se vuoi aggiornamenti su Natale 2011: c’è crisi, ma la tecnologia regge inserisci la tua e-mail nel box qui sotto:

Fonte: Federconsumatori
Via Adiconsum
Immagine: Smartphone

  • http://www.matriz.it/ Mattia

    Il direttore generale di Conad ha perfettamente ragione sulla questione degli smartphone. Molti acquistano cellulari di questo tipo non certo perché gli servano veramente. Penso alla maggior parte delle persone basti un cellulare che telefoni e mandi SMS per rimanere in contatto con il resto del mondo.

  • http://www.paolobrenzini.it Paolo Brenzini

    Lo sostengo da molti anni, costruendo pure un movimento artistico (visto che di arte mi occupo) la Cyborgdinamica Evolutiva, dedicato all’unitizzo sapiente della teconologia come mezzo di comunicazione globale. Il sintomo che le persone preferiscono, ed abbiano bisogno di uno strumento comunicazionale tanto da farlo diventare la propria protesi embrionale di comunicazione la dice lunga sul futuro delal comunicazione.
    Il bene primario non è più il mangiare, ma il comunicazre, il dire cose, guiste o sbagliate che siano a molta gente e soprattutto a gente che non puoi sempre incontrare personalmente, colmando distanze spazio-temporali enormi.
    Forse siamo davvero alle soglie della globalizzazione totale, quella nata all’epoca dei Fenici, dove è iniziato lo scambio non locale delle merci.
    La voglia stupida di protagonismo televisivo sta sfociando in un protagonismo globale intellettuale, dove, i cittadini posso interagire portando, attraverso i device tecnologici il loro pensiero al di là della spazio e del tempo. Da cui la reputazione sul web diventa essenziale. Averne una buona, essere credibili in quello che si espone diventa fondamentale, altra concetto che con l’associaznione milanese 2lifeCast (scusate la doverosa pubblicità) stiamo portando avanti. La reputazione vale denaro nella quantità di uno a uno. Il web a livello di comunicazione, e quindi i device annessi smartphone in primis, diventano oggetto di culto necessario in quando elementi trasportatori del sapere, di concetti e del nostro io.

  • Enzo R.

    Mi astengo dal commentare l’uso improprio del termine “tecnologia” e apprezzo che (finalmente!) si parli di elettronica di consumo. A parte questo, condivido quanto Brenzini afferma sulla comunicazione come bene primario, confermato dal fatto che il cosiddetto mondo sviluppato forse sta scoprendo che l’obesità, oltre che un fatto fisico, tocca aspetti morali. Sono meno d’accordo sul protagonismo, senza aggettivi, che è proprio del nostro tempo. Il desiderio di comunicare dovrebbe essere conseguenza della esigenza di confrontarsi con altri per conoscere altri modi di vedere e di pensare, e non per una visibilità fine a se stessa. Gli strumenti di comunicazione trasportano quel che ci si mette dentro e, ahimè, non necessariamente “sapere”. Quest’ultimo resta una meta, piuttosto difficile, ma che è doveroso perseguire.

  • http://www.paolobrenzini.it Paolo Brenzini

    Concordo perfettamente, anche se questi oggettini, se usati in modo appropriato danno un bel pò di possibilita a livello comunicazionale. Se non è tecnologia, che io trovo anche in forno a microonde oppure in una lavatrice poco ci manca. Credo che il protaganismo tipico della trasmissiane televisiva vada scemando a vantaggio proprio di quello che affermi tu, Il sapere, che non tutti hanno, ma che tutti potrebbero acquisite in rete se, a forza di errori imparassero ad usare il mezzo per inserire contenuti e non per fare parte del branco. D’altra parte il concetto di reputazione o di rapporto reputazionale serve proprio a questo, chi fa il bullo oppure non ha argomenti da “esibire” viene presto smascherato e messo da parte dalla rete stessa, chi per altro ha cose da dire viene premiato.

  • Filobus

    Peccato che la produzione tecnologica italiana sia molto limitata… siamo diventati bravissimi consumatori (con sempre meno soldi) e molto meno bravi a produrre e creare