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RIM, presto un nuovo presidente?

RIM, produttore canadese di BlackBerry, potrebbe cambiare i vertici dell'azienda, e sostituire gli attuali due co-fondatori con un solo presidente

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RIM, produttore canadese dei telefoni BlackBerry, si appresta ad un cambio al vertice: i co-fondatori, Mike Lazaridis e Lim Balsillie, sarebbero pronti a lasciare la posizione di co-presidenti. Questo è quanto il Financial Post ha riferito: l’azienda canadese, tramite un comitato di sette consiglieri indipendenti, sta rivedendo la sua struttura di governance e qualcosa potrebbe cambiare già entro il 31 gennaio.

Alla successione dei due fondatori dovrebbe arrivare Barbara Stymiest, amministratrice indipendente che è entrata a far parte del gruppo RIM nel 2007: la tendenza del consiglio, infatti, è quella di concedere la gestione dell’azienda ad un solo presidente indipendente. La decisione del cambio di presidenza è attesa per fine gennaio anche se, nonostante le forti indiscrezioni, niente è ancora ufficiale: il rapporto del comitato è previsto per il 31 gennaio, ma i vertici di RIM avranno ancora trenta giorni per rispondere alle raccomandazioni.

Probabilmente un cambiamento ai vertici dell’azienda potrebbe far bene a RIM, che negli ultimi tempi ha perso molto del suo valore sul mercato, sia in campo finanziario che agli occhi dei consumatori. La concorrenza con i vari prodotti della telefonia mobile si è fatta sempre più forte e a poco è servito creare il BlackBerry Playbook, dispositivo che, nei piani dell’azienda, avrebbe dovuto rivaleggiare con iPad. Attualmente, infatti, il Playbook ha venduto solo 850.000 modelli ed è ora in offerta speciale con una strategia che non sa certo di rilancio.

Anche il BlackBerry di nuova generazione, con la versione numero 10 del sistema operativo, non sarà pronto fino alla fine del 2012, mentre contemporaneamente gli altri marchi sul mercato continuano a sfoderare nuovi modelli.

Attualmente sia Lazaridis che Balsillie hanno in mano il 12% delle azioni di RIM, il che li rende gli azionisti forti in una società in cui nessuno possiede più del 10% delle quote.

Fonte: Financial Post • Via: Cnet • Notizie su: