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Cosa Google non dice (e cosa la FTC vorrà sapere)

Google difende il proprio Search plus Your World, ma alla prova dei fatti l'accusa sembra avere forti argomentazioni: la FTC potrebbe intervenire.

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Google Search plus Your World ha definitivamente aperto il vaso di Pandora entro cui erano conservate tutte le recriminazioni anti-Google che da tempo aleggiano striscianti attorno al gruppo di Mountain View. Chi già guardava in malo modo l’opera onnivora con cui l’azienda si è mossa su più ambiti (scatenando rivalse antitrust in modo particolare dopo l’acquisizione della ITA Software), ora vede nella nuova funzione una dimostrazione dei teoremi accusatori antecedenti.

La difesa di Google è stata forte ed immediata, ma la roccaforte non sembra essere in questo caso rocciosa come in passato: le contestazioni si sono moltiplicate nelle ultime ore e sono molti i commenti degli utenti che vedono nell’agire del gruppo qualcosa di troppo “evil” per essere accettato senza colpo ferire. L’intervento della Federal Trade Commission, se non altro per verificare cosa stia succedendo, appare a questo punto inderogabile.

Il primo scambio di battute condito al veleno è stato tra Google e Twitter. Il team del social network si è detto infatti sconcertato per il modo in cui Twitter è stato scalzato in favore del nuovo Google+, ma per contro Google ha ricordato come sia stato lo stesso team a rifiutare l’accordo con Google ed a chiedere pertanto la non indicizzazione dei propri contenuti sul motore. Botta e risposta al fulmicotone, insomma, che ha avuto il merito di far capire quanto tangibile sia la tensione in queste ore. Ma il dibattito è andato anche ben oltre.

Matt Cutts, il volto umano degli algoritmi di Google, è sceso in difesa della nuova funzione ricordando come il motore non operi distinguo tra i servizi proprietari e quelli esterni, ma che semplicemente faccia appello a tutta quella che è la parte aperta del Web: Google non può indicizzare i contenuti privati, ma al tempo stesso non esita a portare online i contenuti altrui se questi ultimi vengono messi a disposizione. La risposta a Cutts arriva però dai suoi stessi lettori, i quali in poche ore hanno sciorinato una serie di osservazioni puntuali su tutto quel che lo stesso Cutts non ha detto.

Sembra del tutto evidente, infatti, il fatto che il legame privilegiato tra Google e Google+ metta a disposizione del motore non soltanto i contenuti, ma anche la trama sociale che giace alla base del social network. Questa trama non è invece disponibile da altri social network poiché cuore pulsante dei network stessi (i quali non possono ovviamente acconsentire al fatto di essere usurpati del valore primo che hanno costruito nel tempo). Se dunque l’unica trama disponibile è quella di Google+, saranno pertanto i contenuti veicolati su Google+ a far comparsa sul motore, oppure quelli “aperti” (la minoranza) su altri network. Un privilegio de facto, logico per sua natura, ma che rappresenta per i competitor una spallata difficile da assorbire.

Non solo. Si cerchi ad esempio “Car” su “Google Search plus Your World”: sebbene siano molte le auto aventi pagine specifiche su Facebook o su Twitter, i suggerimenti offerti da Google sono invece in realtà esclusivamente relativi alle pagine trovate su Google+, peraltro con tanto di pulsante per aggiungere immediatamente la pagina alle proprie cerchie sociali. Sebbene Facebook e Twitter mettano a disposizione materiale “aperto” relativo alla presenza delle pagine sui propri network, sono ignorati (perché non proporre la pagina Facebook della Ferrari con oltre 5 milioni di fans, insomma, invece di quella su Google+ con appena 6730 “+” ?).

Ricerca su Google Search plus Your World

Ricerca su Google Search plus Your World

La scelta operata mette inoltre Google+ in grande evidenza sul motore, costellando il motore di elementi provenienti dal (o ispirati al) social network. Di qui la critica generalmente più diffusa: Google starebbe promuovendo con eccessiva invadenza il proprio Google+, offrendovi un radicale vantaggio competitivo rispetto a Twitter, Facebook ed altre reti sociali esistenti.

Marc Rotenberg, executive director dell’Electronic Privacy Information Center (EPIC), ha già levato gli scudi chiamando in causa la FTC in tema di tutela della privacy: «Crediamo che ci sia qualcosa su cui la FTC dovrebbe porre attenzione», aggiungendo inoltre il fatto che sia necessario ribadire le osservazioni relative al fatto che Google prediliga i servizi proprietari a quelli esterni favorendo così l’estensione della propria posizione di forza con modalità non regolari. Twitter ha chiamato a raccolta le autorità in tema antitrust, il che conferma un possibile sdoppiamento del piano di confronto relativo al servizio “Search plus Your World”.

Che la nuova funzione sia stata interpretata come una forzatura da gran parte del pubblico e degli analisti, insomma, sembra essere cosa acclarata. Trapela più di una volta nei commenti, infatti, il ricordo di come Internet Explorer e Windows siano stati collegati per imporre la legge del più forte, fino a quando l’antitrust non ha fatto scendere la propria scure (in Europa) costringendo ad un nuovo modo di procedere e sancendo l’inizio della parabola discendente del browser sul mercato di riferimento.

Semplicemente, Google potrebbe aver cercato di tirare la corda, salvo in futuro concedere qualcosa ai detrattori pur di proseguire su questa strada. Una necessità, forse, per dar linfa vitale ad un social network che se non riuscisse ad imporsi rischierebbe di cadere e di mandare conseguente in fumo le possibilità competitive di Google rispetto a Facebook (il cui legame con Microsoft rappresenta peraltro un ulteriore pericolo). La critica pone le domande, ma le risposte saranno probabilmente ascoltate, recepite e valutate prima o poi dalla Federal Trade Commission: difficilmente un colpo di mano di questo tipo potrà sfuggire al controllo delle autorità, poiché da più parti è proprio l’intervento dall’alto quel che viene richiesto a gran voce.

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