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Siri infrange vecchi brevetti Excite?

Siri viola i brevetti di Excite e della versione 1994 del suo motore di ricerca? A sollevare il sospetto è l'esperto Robert Cringely.

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Siri non è tutta farina del sacco di Apple? A quanto pare, il riconoscimento vocale intelligente di Cupertino avrebbe preso fin troppo spunto da una vecchia tecnologia di Excite, tanto che si vocifera vi sia addirittura la violazione di alcuni brevetti regolarmente registrati.

Il tutto parte da alcune dichiarazioni di Shawn Carolan di Menlo Ventures, un investitore dell’azienda Siri prima che venisse acquisita da Apple lo scorso anno. Interrogato da Bloomberg sugli effetti di questa acquisizione e sulla portata che Siri stessa sta avendo sul mercato degli smartphone, Carolan ha spiegato come il sistema riconosca inizialmente le parole pronunciate come un unico grande blocco, per poi suddividerlo in stringe e, infine, analizzare quanto ricavato su 10 livelli di comprensione ed esperienza. Così facendo, Siri è in grado di cogliere il senso di quanto detto e non solo il significato letterale delle frasi.

Robert Cringely, esperto della storia della rete Internet, dopo aver visto la trasmissione di Bloomberg ha manifestato un sospetto sul proprio blog. La tecnologia svelata dalla testata economica, infatti, ricorderebbe fin troppo da vicino un brevetto di ArchiText del 1994, l’azienda che poi sarebbe diventata Excite, popolare motore di ricerca di fine anni ’90 e inizio 2000 e ora società più orientata all’informazione e all’intrattenimento dopo l’acquisizione da parte di Ask.com. Siri, di conseguenza, viola sistemi registrati quasi vent’anni fa?

Cringely spiega la tecnologia nel dettaglio sul proprio blog, di cui consigliamo la lettura per apprendere la complessità della stessa. In questa sede sarà sufficiente sottolineare come il sistema di ArchiText consentiva di comprendere indifferentemente frasi fra loro diverse dal punto di vista letterale, fornendo identici risultati. “Come mantiene l’orbita spaziale un razzo che vola nello spazio” e “Perché i satelliti non cadono dal cielo?”, per fare un esempio, avrebbero garantito la stessa risposta sul motore di ricerca. Il tutto grazie al procedimento, quello dell’unione della frase in un unico blocco, della suddivisione in stringhe e dell’analisi su 10 livelli spiegato poc’anzi, che costituisce oggi il cuore di Siri.

Il brevetto registrato da Graham Spencer, oggi engineering partner di Google, è nelle mani dei creditori dell’ex ArchiText. Non è dato sapere se qualcuno ne avanzerà mai i diritti.

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