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WhatsApp assente da App Store, cosa succede?

WhatsApp scompare da App Store, ma solo per l'aggiornamento alla nuova versione. E in Rete esplodono le truffe.

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WhatsApp, il popolare client per SMS gratuiti multipiattaforma, è momentaneamente scomparso da App Store. Un fatto che ha spinto la Rete, e soprattutto l’utenza, nel panico generalizzato, considerata la larghissima diffusione del software che permette lo scambio di messaggi gratuiti tra iPhone, Android, Blackberry e Nokia.

Le prime indiscrezioni apparse online avevano, in modo del tutto aleatorio ed erroneo, attribuito la rimozione di WhatsApp da App Store per decisione di Apple, determinata all’eliminazione di qualsiasi concorrente del neonato servizio iMessage.

In realtà, un messaggio apparso sull’account Twitter degli sviluppatori ha chiarito ogni dilemma: i developer hanno sottoposto al vaglio del team di App Store una nuova versione dell’applicazione e sono, quindi, in attesa di compiere il normale iter di approvazione:

«Ci scusiamo, WhatsApp è momentaneamente non disponibile su iTunes. Abbiamo sottoposto una nuova versione e stiamo attendendo la pubblicazione e l’approvazione da Apple.»

I maligni hanno invece indicato nella rimozione del codice improprio all’interno dell’app, che avrebbe causato la sottrazione dei dati sensibili dell’utente per rivenderli a scopo pubblicitario o, peggio, per avere accesso alle informazioni di carta di credito. Anche questa ipotesi, tuttavia, è stata prontamente smentita.

E in piena tradizione della Rete, non sono mancate le truffe. Sono gli stessi sviluppatori di WhatsApp a segnalarle, pregando i propri user di non fornire a terzi dati personali e nemmeno lanciarsi nell’inoltro di messaggi spam con la promessa di alcuni fantomatici servizi premium. Nel primo di questi tranelli, si richiede all’utenza di inviare un numero elevato di SMS ai propri contatti, perché solo ai “power user” sarebbe garantito l’accesso al servizio. Nel secondo, si ipotizza la cancellazione di massa degli account e si invita il cliente al pagamento di una tassa di iscrizione di 25 dollari. In entrambi i casi, si tratta di tentativi maldestri di qualcuno intenzionato ad approfittarsi dell’ingenuità altrui.