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Europa, urgono investimenti per il cloud

L'Europa necessita di cambiamenti per ridurre il divario accumulato con gli Stati Uniti in materia di cloud computing.

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La nuvola europea ha bisogno di nuove misure atte a rafforzare la presenza del Vecchio Continente in un settore in rapida espansione e sempre più caratterizzato dall’egemonia degli Stati Uniti. È questo quanto emerge da un report pubblicato da Bloomberg, nel quale viene fatto il punto della situazione attuale del cloud computing a livello globale.

Aziende come Apple, Google e Microsoft hanno da diverso tempo abbracciato il nuovo paradigma che ha rivoluzionato il mondo digitale, con numerose altre società che hanno colto al volo la scia per proporre soluzioni innovative in tal senso. Gli States hanno rapidamente arricchito il ventaglio di offerte al pubblico, rappresentando di fatto la principale potenza nel cloud. Il tutto, con chiari problemi per l’Europa, sia in termini economici, con poche aziende in grado di proporsi ad alto livello, sia di sicurezza, a causa del Patriot Act che mette a rischio anche i dati archiviati sul suolo europeo da società d’Oltreoceano.

L’analisi di Bloomberg giunge dunque alla conclusione secondo cui urge una sorta di protezionismo nei confronti delle aziende tecnologie europee, agevolandone sia la nascita che la crescita a livello internazionale. In tal senso si registrano gli interventi messi in atto da Francia e Germania, con la prima che ha intrapreso la strada della diffusione di prodotti esclusivamente realizzati entro i confini della nazione attraverso nomi quali France Telecom e Thales, mentre la seconda sta attualmente vagliando possibili nuove leggi in materia di protezione dei dati che possano imporre dei paletti sui quali andare ad erigere una nuova infrastruttura cloud tedesca.

Quella che Jean-Francois Audenard, responsabile della sicurezza cloud di France Telecom, definisce «una guerra tra due giganti» è dunque soltanto all’inizio, ma nonostante ciò gli Stati Uniti hanno accumulato un importante vantaggio che qualora gli stati europei non dovessero intervenire in tempo potrebbe divenire incolmabile. Diverse sono infatti le aziende di primo piano che hanno preferito guardare Oltreoceano per trasformare il proprio comparto informatico, affidandosi a gruppi come Google oppure Microsoft per la gestione di applicazioni per l’ufficio e per l’amministrazione. Nonostante ciò, però, molti di essi hanno preferito conservare pieni diritti sui propri file sensibili, decidendo di archiviarli in proprio piuttosto che affidarli in toto a gruppi statunitensi, ed è in tale scenario che le aziende europee devono cercare di inserirsi nella corsa alla nuvola digitale, sfruttando quelli che possono essere i punti deboli delle soluzioni a stelle e strisce.

Non è un caso dunque che in queste settimane siano in discussione presso la Commissione Europea una serie di misure atte a spianare la strada verso la nascita di nuove iniziative all’interno dei confini del Vecchio Continente, unificando definitivamente determinati aspetti che attualmente rappresentano motivi di contrasto tra le varie nazioni e legiferando in maniera tale che possa essere salvaguardata la riservatezza e la sicurezza dei cittadini europei online. La scelta di soluzioni europee può rappresentare dunque un nuovo importantissimo carburante che verrebbe così iniettato all’interno del motore dell’economia a livello continentale, favorendo di fatto lo sviluppo e soprattutto permettendo l’elevamento di aziende europee agli stessi livelli degli Stati Uniti in un settore destinato a rappresentare il futuro del mondo digitale.

Le previsioni, del resto, parlano di un mercato legato al cloud che ha raggiunto quota 40 miliardi di dollari nel corso del 2011 e che potrebbe toccare i 240 miliardi entro il 2020. Di tale cifra soltanto una piccola fetta spetta all’Europa, la quale necessita dunque di una vera e propria rivoluzione in grado di smuovere equilibri che negli ultimi anni si sono consolidati al punto di ritenere in prima battuta impossibile la loro risoluzione.

Una questione di sicurezza, una questione economica, una questione di diritto. Una scelta autarchica non di principio, insomma, ma di necessità: l’UE ha bisogno di dire la propria al di là di ogni semplicistica convenienza in sé.

Fonte: Bloomberg • Immagine: karindalziel • Notizie su: