Anche l’Italia ha la sua SOPA
L'on.Fava (Lega Nord) ha proposto un emendamento che nella sua natura tenta di portare in Italia i medesimi principi dell'americana SOPA.
Mentre negli Stati Uniti viene rinviata e probabilmente riformulata, mentre Neelie Kroes ne deride l’impianto indicandola come una legge da evitare, l’Italia si dota di una sua SOPA privata che passa in modo celato all’interno di un piccolo emendamento. E che fa immediatamente discutere.
La scoperta è firmata Guido Scorza, secondo cui la SOPA italiana può prendere il nome di FAVA. L’omonimia, infatti, è con il proponente della normativa stessa, l’on. Fava (Lega Nord). Il tutto si cela all’interno di un emendamento alle “Disposizioni per l’adempimento degli obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia alle Comunità europee – Legge comunitaria 2011″, il cui timbro e le cui disposizioni sono facilmente comprensibili:
Gli hosting provider dovrebbero essere considerati responsabili dei contenuti pubblicati dai propri utenti non soltando quando – come prevede la disciplina vigente – informati del carattere illecito di tali contenuti da parte della compotente Autorità non si attivino per rimuoverli o renderli, comunque, inaccessibili al pubblico ma anche quando non provvedano in tal senso sulla base delle sole informazioni “fornite dai titolari dei diritti violati dall’attività o dall’informazione“.
Il pericolo non sembra essere rappresentato dall’emendamento in sé (poiché bocciato già in commissione e pertanto probabilmente frenato sul nascere), ma piuttosto dalla tendenza continua a far passare una linea già bocciata ovunque sia stata proposta. La SOPA italiana probabilmente non avrà destino, ma è presumibile il fatto che possa avere comunque eredi.
Se vuoi aggiornamenti su Anche l’Italia ha la sua SOPA inserisci la tua e-mail nel box qui sotto:















