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Smart TV: la Commissione Europea fisserà i paletti

L'Unione Europea regolamenterà le Smart TV, per via della possibilità di connettersi a Internet e visualizzare in streaming contenuti multimediali.

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Le Smart TV, o TV connesse a Internet se si preferisce, rappresentano ormai chiaramente il futuro dell’intrattenimento domestico di cui il televisore vuole continuare a essere il fulcro. Lo sanno bene i costruttori e i fornitori di contenuti e lo sanno bene anche le istituzioni, al punto che il commissario europeo responsabile per l’Agenda Digitale, Neelie Kroess, ha annunciato l’intenzione di pubblicare un documento programmatico dedicato a questo settore.

Le autorità europee intendono così porre le basi per una regolamentazione di un sistema che nei prossimi anni potrebbe conoscere un vero e proprio boom, specie considerando che la maggior parte dei televisori di nuova generazione è in grado di connettersi a Internet per fruire in streaming di contenuti multimediali, oltre al probabile sbarco in forze nel Vecchio Continente di protagonisti come Netflix, che negli USA ha praticamente cambiato il modo di intendere la televisione di molti telespettatori.

Il commissario Neelie Kroess ha spiegato, parlando davanti al Parlamento europeo di Bruxelles, che:

Tra soli 2 o 3 anni il 90% dei televisori venduti in Europa saranno collegabili a Internet. Già ora, la metà dei consumatori europei utilizzano video-on-demand e al di là dell’Atlantico, Netflix è già la principale fonte di traffico online. Questo documento che produrremo servirà a capire come integrare i segnali di radiodiffusione, come applicare le regole tradizionali della pubblicità, le leggi per la tutela dei minori. Non dobbiamo commettere l’errore dell’industria musicale che ha abbracciato le opportunità dell’era digitale con dieci anni di ritardo.

Lo scopo è quindi quello di non farsi trovare impreparati, dal punto di vista normativo, davanti ai cambiamenti che le Smart TV sembrano in grado di portare sul mercato dei contenuti digitali, il quale dovrà dimostrare di adattarsi a nuove forme di distribuzione basate sulla flessibilità e fuori dagli schemi che gli aggregatori di contenuti tradizionali (come ad esempio le emittenti televisive) hanno storicamente proposto al pubblico.

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