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Google, il Congresso vuole far luce sulle policy

Il Congresso degli Stati Uniti solleva i propri dubbi circa i cambiamenti delle policy sulla privacy di Google.

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Le nuove policy riguardanti la privacy presentate da Google negli ultimi giorni continuano a far discutere. Benché il Commissario Europeo Viviane Reading abbia espresso il proprio benestare nei confronti di un cambiamento che tocca da vicino un argomento scottante, soprattutto nel web, negli Stati Uniti sono ancora forti i dubbi circa la bontà di tale iniziativa. A sollevare i propri questi figurano in prima fila alcuni membri del Congresso, che in una lettera inviata a Larry Page esprimono la propria posizione e chiedono risposte al numero uno di Mountain View.

Diversi sono i punti intorno nei quali si articola la richiesta di maggiore trasparenza al colosso delle ricerche, ciascuno dei quali legati ad un aspetto di assoluta importanza nella tutela dei consumatori. In primo piano figura la possibilità da parte degli utenti di eseguire una procedura di opt-out, rifiutando in sostanza i nuovi termini d’uso dei servizi offerti da “Big G”: in tal senso, la società californiana è stata già piuttosto chiara ed ha nuovamente ribadito la propria posizione su tale argomento, sottolineando come sia obbligatorio per tutti gli utenti accettare le nuove condizioni durante l’utilizzo del proprio account.

Google, d’altro canto, ha inoltre evidenziato come buona parte dei propri prodotti online sia disponibile senza la necessità di effettuare il login, motivo per cui qualora vi siano dubbi riguardo le nuove policy sarà sufficiente navigare in maniera anonima sui siti web dell’azienda per evitare che le proprie informazioni vengano trattate alla luce delle condizioni d’uso che entreranno in vigore a partire dal prossimo 1 marzo. Condizioni che, ha tenuto a precisare l’azienda di Mountain View, rappresentano null’altro che la trascrizione nero su bianco di una politica messa in atto da diversi mesi per garantire maggiore integrazione tra i servizi forniti all’utenza, permettendo di fatto di elaborare i dati forniti in un’applicazione per migliorare il livello qualitativo di altre ad essa connesse.

I dubbi del Congresso degli Stati Uniti riguardano poi le modalità con le quali Google tratterà le informazioni messe a disposizione dai propri utenti, in particolar modo da quelli istituzionali (diversi sono infatti gli enti pubblici che utilizzano le Google App per svolgere la propria attività quotidiana) e dai teenager. Dati che, secondo il colosso delle ricerche, non saranno esposti a rischi maggiori rispetto al passato, non saranno condivisi con terzi e non saranno arricchiti da informazioni aggiuntive estrapolate grazie ai nuovi termini d’uso. L’azienda di Mountain View continuerà quindi a lavorare duramente affinché ogni dato a propria disposizione sia trattato nel rispetto delle leggi vigenti in materia di privacy.

La situazione, insomma, sul fronte Google sembra essere piuttosto chiara, con l’azienda californiana che a più riprese ha ribadito come a mutare sia semplicemente la gestione interna dei dati relativi agli utenti, senza alcuna novità che possa in qualche modo mettere in pericolo l’integrità e la riservatezza degli stessi. Allo stesso tempo, però, restano in piedi i dubbi dei principali enti statunitensi, timorosi che tali novità possano rappresentare un rischio in ottica futura. In ballo, del resto, vi è un colosso nelle cui mani figurano dettagli personali di milioni di utenti in tutto il mondo ed ogni mossa necessita di essere accompagnata dalla dovuta cautela. Così come già lasciato intendere anche a Facebook, e per le medesime precauzioni.

Fonte: The Washington Post • Via: Google • Notizie su: