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Privacy: Google difende la policy unificata

Google ha risposto alla richiesta del Congresso USA di fornire chiarimenti circa le nuove policy della privacy.

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Critiche feroci si sono abbattute su Google da quando il colosso di Mountain View ha deciso di unificare le policy sulla privacy dei maggiori servizi. In molti non trovano le nuove regole del tutto trasparenti, anzi confuse. L’azienda ha deciso di intervenire difendendo il nuovo provvedimento attraverso un post condiviso su Google Public Policy Blog, in risposta alle richieste del Congresso USA.

Il direttore del comparto Public Policy di Google, Pablo Chavez ha spiegato che, sebbene le policy cambieranno, il controllo sulla privacy di un utente e le autorizzazioni che sarà necessario fornire rimarranno invariate. Google tiene a rassicurare l’utenza: le informazioni personali rimarranno private e molte opzioni saranno disponibili anche senza la necessità di avere un account Google. Gli strumenti per la privacy resteranno ciò che erano e l’azienda non fornirà i dati a terzi.

Tuttavia, quanto comunicato da Google non va a specificare la tutela della condivisione delle attività di un utente su tutti i prodotti, che consentiranno agli inserzionisti di fornire a un utente advertising mirato. Il gruppo risponde dunque alla precisa richiesta del Congresso USA di avere chiarimento in merito alle nuove norme sulla privacy, ma senza toccare tutti i punti.

Le nuove policy entreranno in vigore dall’1 marzo e, stando a quanto spiegato in precedenza, Google potrà raggruppare le informazioni provenienti dai servizi e disporre così di una visione globale dei propri utenti. Ha commentato Chavez, tuttavia, che:

Tutelare la vita privata è una cosa alla quale la nostra azienda pensa ogni istante e siamo aperti a qualsiasi confronto su questo argomento.

Alcune cose fondamentali non cambieranno: i dati personali resteranno sempre privati, non modificheremo la visibilità delle informazioni a nostra disposizione. Non venderemo mai le informazioni personali e non le condivideremo senza l’autorizzazione degli utenti stessi (tranne in rare circostanze quali richieste legali).

Rimangono però le perplessità sul fatto che gli utenti non potranno rifiutarsi di accettare le nuove regole, tranne scegliendo di privarsi dei servizi Google legati al proprio account.

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