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Apple cambia l’EULA di iBooks Author

Apple aggiorna il contratto di licenza d'uso del software iBooks Author eliminando in parte la restrizione per la vendita degli e-book prodotti.

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Apple ha apportato una piccola, ma sostanziale, modifica alle condizioni di utilizzo del proprio software iBooks Author, rilasciato ora su Mac App Store in versione 1.0.1. L’unica modifica apportata è nel documento in oggetto ed è un intervento che va a smorzare le polemiche che avevano circondato il software nelle ore successive al rilascio.

iBooks Author è il software presentato nelle settimane scorse con apposito evento a New York per introdurre un nuovo impegno del gruppo Apple nel mondo educational. L’intento è quello di offrire a privati ed autori la possibilità di creare e-book utili all’insegnamento, inserendo con estrema facilità elementi di testo, fotografie, video e strumenti interattivi con i quali facilitare la trasmissione del sapere. Tuttavia la polemica è stata immediata in virtù di una specifica clausola prevista da Apple nella licenza d’uso, tale per cui ogni e-book prodotto avrebbe dovuto limitare l’eventuale vendita del testo sui soli canali Apple (tramite iBookstore).

Il limite aveva fatto urlare addirittura alla violazione delle normative sulla concorrenza, con l’antitrust chiamata in causa a soppesare la natura del nuovo “walled garden” che il gruppo di Cupertino stava costruendo attorno alla propria mela. Apple sembra aver però voluto anticipare ogni polemica ed ogni scontro con un aggiornamento che fa chiarezza sulle proprie reali intenzioni.

La nuova EULA inclusa in iBooks Author 1.0.1 recita infatti una regola differente:

Se intendi vendere il lavoro nel formato .ibooks generato da iBooks Author, puoi solo vendere o distribuire tale lavoro attraverso Apple, e tale distribuzione sarà soggetta ad un accordo separato con Apple. Tale restrizione non viene applicata ai contenuti distribuiti in una forma che non include file nel formato .ibooks.

Apple tiene per sé un formato particolare, creando comunque un piccolo recinto entro cui garantirsi un introito sui contenuti commercializzati, ma al tempo stesso apre lo strumento anche a lavorazioni non esclusive. Il gruppo fa chiarezza, insomma, restituendo all’utente parte della sua libertà di scelta. Sperando così di allontanare le polemiche.

Fonte: Ars Technica • Notizie su: