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Foxconn una prigione, ma c’è di peggio

Un'attivista cinese denuncia situazioni ben peggiori rispetto a quella di Foxconn, con gruppi occidentali disinteressati dei problemi nelle fabbriche.

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Uno degli argomenti più caldi degli ultimi giorni riguardo Apple è sicuramente l’accusa mossa dal New York Times circa le condizioni di lavoro dei dipendenti attivi nella catena di produzione dei device dell’azienda di Cupertino. Mentre il quotidiano statunitense dipinge un quadro piuttosto drammatico, dalla Cina giungono voci differenti: l’attivista Li Qiang ha infatti dichiarato che in base alle indagini condotte in prima persona ritiene che la situazione riguardante Apple sia decisamente migliore rispetto a quella di numerosi altri produttori occidentali.

Le dichiarazioni di Qiang hanno dunque l’obiettivo di fare maggiore chiarezza su un caso che ciclicamente torna al centro della cronaca. Le sue parole non rappresentano infatti un tentativo di difendere il colosso statunitense, invitato ad investire ulteriormente per migliorare le condizioni di lavoro all’interno della propria catena produttiva, bensì una denuncia a livello globale al fine di mettere in risalto scenari ben peggiori di quelli dipinti dal New York Times nei quali Apple non risulta essere in alcun modo coinvolta.

Fondatore del China Labor Watch, Qiang rappresenta una delle figure più importanti nel mondo dell’attivismo asiatico. Nel corso delle analisi condotte presso le principali fabbriche cinesi egli ha potuto raccogliere in prima persona testimonianze dirette di dipendenti assoldati per assemblare prodotti riportanti il marchio di colossi quali HP, Nokia oppure Dell in condizioni di assoluto degrado. Un chiaro esempio è quello di Compal Electronics, partner di aziende in primo piano nella scena tecnologica mondiale, la quale non fornisce alcun kit di protezione ai propri dipendenti (niente mascherine e niente auricolari di protezione), né tanto meno mette loro a disposizione strumenti di pronto soccorso in caso di incidenti.

Le condizioni di lavoro dei dipendenti Foxconn, insomma, risultano essere per molti versi migliori di quelle in cui versano migliaia di altri lavoratori cinesi appartenenti alla filiera dell’high-tech, soprattutto grazie all’interesse e alle denunce da parte di Apple, la quale nel tempo ha dimostrato maggiore interesse nei confronti di tale problematica rispetto alla concorrenza. Nonostante ciò, però, l’azienda fondata da Steve Jobs deve necessariamente fare qualcosa in più. Secondo Qiang, infatti, lo stato delle fabbriche ove vengono prodotti i dispositivi della mela morsicata è diretta conseguenza degli accordi stretti dall’azienda statunitense con i propri fornitori: se Apple aumentasse i margini di ricavo per questi ultimi potrebbero essere migliorate sensibilmente le condizioni di lavoro degli operai.

Fonte: Cult Of Mac • Immagine: Robert Scooble • Notizie su: