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Xoom ricondizionati, ma non formattati

Motorola ha annunciato che negli ultimi mesi ha immesso in commercio tablet ricondizionati con a bordo informazioni dei precedenti proprietari.

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Clamoroso in casa Motorola: l’azienda statunitense ha infatti reso noto di aver distribuito alcuni tablet Xoom ricondizionati senza aver rimosso in maniera opportuna i dati archiviati dai precedenti proprietari. Il risultato è dunque la presenza sul mercato di circa 100 dispositivi con a bordo informazioni sensibili di ormai ex clienti del gruppo.

Nel corso degli ultimi mesi Motorola ha avviato un programma atto ad immettere nuovamente sul mercato i tablet restituiti dai clienti delusi dall’acquisto, distribuendoli presso alcune catene di elettronica a prezzi piuttosto vantaggiosi e garantendo direttamente circa lo stato di funzionamento degli stessi. Dal marzo all’ottobre del 2011 sono stati circa 6200 gli esemplari venduti in tale modo e di questi un centinaio hanno portato a galla un’errata procedura di riconfigurazione da parte degli addetti ai lavori.

Diversi sono i dati che gli ignari acquirenti hanno trovato già all’interno del tablet: foto, password, messaggi di posta elettronica, note e quant’altro possano aver archiviato i precedenti proprietari, la cui privacy e sicurezza risulta così fortemente a rischio. A questi ultimi Motorola ha annunciato di voler concedere due anni di sottoscrizione gratuita ai servizi offerti da Experian’s Protect MyID, gruppo che si occupa di proteggere l’identità digitale e di salvaguardare così la privacy dei propri clienti. Coloro che hanno portato a casa un tablet con a bordo informazioni altrui sono stati invece invitati a restituire il dispositivo in cambio di un prodotto nuovo.

Al momento non è nota quale sia stata la causa del problema e, benché Motorola si stia impegnando per rimediare ad una gaffe che ha del clamoroso, è impossibile tornare indietro. Al sicuro danno di immagine per una società che stenta ad ingranare in un mercato dalle enormi potenzialità quale quello dei tablet, infatti, potrebbe affiancarsi presto una class action da parte di coloro che negli ultimi mesi hanno restituito il proprio dispositivo, con possibili danni economici per l’azienda.

Fonte: All Things Digital • Notizie su: