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Apple iAd: un colpo al cerchio e uno alla botte

La mela di Cupertino è in un momento d’oro, ma non è perfetta. Il comparto advertising, in particolare, è ad oggi ancora una sfida irrisolta

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La mela di Cupertino è in un momento d’oro, ma non è perfetta. Il comparto advertising, in particolare, è ad oggi ancora una sfida irrisolta: il gruppo non ha sfondato quanto auspicava, ha visto cadere la propria quota di mercato nei confronti della concorrenza e soprattutto è alle prese con un trend in discesa per il quale v’è urgente necessità di invertire la rotta. Il gruppo ha così preso in mano la situazione ed ha annunciato una serie di correttivi destinati ad incidere in profondità sul modo con cui l’offerta iAd si presenta ad inserzionisti e sviluppatori di app.

Il ruolo di iAd è quello di monetizzare le impression che le applicazioni presenti sull’App Store sono in grado di macinare: la cosa va a vantaggio di inserzionisti assetati di spazi di valore, di developer che cercano uno strumento con cui trasformare in denaro il proprio successo ed infine della stessa Apple, che con iAd spera di poter diversificare gli introiti mettendo un piede anche nel mondo della pubblicità. Qualcosa però non ha funzionato: la quota di mercato del gruppo guidato da Tim Cook è oggi pari al 15%, dietro al 24% di Google ed al 17% della Millennial Media, il che va valutato in proporzione al ruolo dominante che le app per iOS detengono sul mercato.

L’intervento Apple è però ora fortemente incisivo e potrebbe rapidamente cambiare gli equilibri attuali. Ed è un intervento articolato su più ritocchi finalizzati a differenti scopi:

  • L’investimento minimo viene abbassato da 500 mila dollari a 100 mila dollari (dopo un primo taglio da 1 milione a 500 mila), aprendo così ad una più ampia schiera di possibili inserzionisti;
  • L’introito per chi distribuisce applicazioni passa dal 60 al 70%, aumentando così il guadagno per chi fa dell’App Store la propria piattaforma di distribuzione;
  • La spesa per gli inserzionisti si limiterà d’ora in poi al costo delle impression: i click, precedentemente conteggiati nell’onere, non sono più tenuti in considerazione.

Un colpo al cerchio e uno alla botte: redistribuire la ricchezza ad inserzionisti e developer significa probabilmente dar vita ad una torta più ampia, a tutto vantaggio della stessa Apple. Alienarsi developer ed inserzionisti sarebbe invece un pericolo troppo oneroso, che il gruppo di Cupertino non può permettersi: la pubblicità è l’anima delle app gratuite e le app gratuite sono l’anima degli App Store.

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