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Unione Europea: no ai filtri P2P sui social network

La corte di giustizia europea stabilisce che non si possono mettere filtri ai social network e ai servizi di hosting

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Pirateria online, filtri contro il P2P e copyright, sono temi molto d’attualità in queste ultime settimane. Ricordiamo per esempio il caso Megaupload o i recenti (giusto ieri) casi Filmgratis.tv e ScaricoLibero.com. Dall’Unione Europea e in particolare dalla Corte di Giustizia Europea arriva però proprio su questo tema un importante chiarimento. La Corte in breve ha dichiarato che un servizio di hosting, un social network o servizio analogo non può creare un sistema di filtri atto verificare le informazioni caricate dai propri utenti e che possano inoltre permettere di intervenire attivamente per impedire l’eventuale condivisione di materiale sospetto.

In parole povere, servizi di hosting, social network o realtà analoghe non possono trasformarsi in poliziotti della rete.

Sentenza storica che probabilmente costituirà un precedente importante che potrebbe venire utilizzato nel continuo dibattito tra difesa del copyright e P2P. Ma come si è arrivati alla sentenza di oggi? Tutto è nato con la causa tra la Società degli Editori belga, la SABAM e il social network Netlog avviata nel lontano 2009

SABAM asseriva e per questo aveva sporto denuncia, che non solo su Netlog venisse condiviso materiale protetto da copyright, ma che lo stesso social network non facesse nulla per impedire questi illeciti. SABAM aveva chiesto dunque che Netlog cancellasse tutti i file illeciti e che prendesse provvedimenti per monitorare il comportamento dei suoi utenti.

Ovviamente Netlog si oppose affermando che di fatto questo si sarebbe tradotto nel dover sorvegliare/spiare i propri utenti, cosa per altro vietata da una legge europea. Il giudice belga a questo punto, per deridere la questione, si è rivolto alla Corte di Giustizia Europea che si è espressa nella forma che abbiamo raccontato sopra. Ovviamente la Corte Europea non mette la parola fine alla diatriba belga tra SABAM e Netlog, perché questo passaggio spetta al tribunale competente, ma sarà comunque ben difficile che la Corte Belga sentenzi in maniera differente.

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